La mafia americana torna in Sicilia: «Rivogliono il potere»

La relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, inviata al Parlamento, parla di una criminalità organizzata italiana ancora in fermento: «Cresce il numero di giovanissimi,  investimenti nel Nord»

La mafia non si arrende, scrivono gli investigatori dell’antimafia che hanno consegnato al parlamento la relazione semestrale proprio all’indomani di un polemico articolo sul Guardian che attacca l’attuale Governo e in particolare il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per aver spostato attenzione e risorse dal contrasto del crimine organizzato a quello dei migranti.La penetrazione economica e sociale del territorio italiano, si legge nel documento della Dia, è tutt’altro che ridotta rispetto al passato. E anche Cosa Nostra riprende ad allargarsi, al punto che le famiglie sconfitte negli anni ’80 – e fuggite negli Stati uniti – ora tornano in Sicilia pronte a comandare.

La ‘ndrangheta

Particolarmente florida, come accade da anni è la ‘ndragheta, che dalle basi calabresi vanta interessi praticamente in tutto il mondo:

Il modello organizzativo continua ad essere replicato, oltre che in Calabria, anche in altre aree nel Paese (come dimostrano le numerose regioni contaminate dalle cosche, in particolare Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Lazio e Molise) ed all’estero, in Europa (Spagna, Francia, RegnoUnito, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Austria, Slovacchia, Albania, Romania e Malta), nonché nei continenti americano (con particolare riferimento al Canada, USA e Messico) ed in Australia.

Nel tempo, le indagini hanno saputo dimostrare che le decisioni su quel che accade fuori dai confini calabresi,in Europa e nel mondo, vengono comunque prese dal comando strategico di Reggio Calabria. Proprio nei clan calabresi, tra l’altro, si nota uno dei nuovi fenomeni legati alla criminalità organizzata: giovani, anche conmeno di 18 anni, che si affiliano e, appena passata la maggiore età, scalano anche le gerarchie.

Cosa Nostra

Ma il fenomeno più interessante e inatteso riguarda Cosa nostra. Dopo che le recenti retate hanno dimostrato come l’organizzazione siciliana sia ancora viva e ben inserita nella società, la relazione della Dia spiega che dopo il crollo dei corleonesisono i vecchi clan, sconfitti e quindi fuggiti verso gli Stati uniti a voler tornare a comandare.

La mafia americana torna in Sicilia: «Rivogliono il potere» foto 2

Totò Riina

«Già da diversi anni Cosa nostra deve confrontarsi anche con il ritorno dei c.d. “scappati” (come ad esempio le famiglie Bontade ed Inzerillo) – scrive la Dia – i perdenti sopravvissuti alla c.d. “seconda guerra di mafia” vinta dai corleonesi. Costoro, per avere salva la vita, furono costretti a trovare rifugio all’estero, in particolar modo in Nord America, dove potevano contare su legami “storici”, rafforzati dal narcotraffico internazionale di eroina all’epoca gestito proprio dall’organizzazione siciliana».

La mafia americana torna in Sicilia: «Rivogliono il potere» foto 1

Donato Mineo

Ora, però, i vecchi capi famiglia stanno tornando. Puntano a riprendere il potere abbandonato e, grazie alla morte di Riina, a stringere legami con gli antichi rivali. L’ultima prova, si legge nel documento, è che al momento dell’arresto il presunto vero capo della Cupola, Donato Mineo arrestato a dicembre, stava fuggendo proprio negli Stati uniti. Per di più la presunta leadership di Matteo Messina Denaro è ormai in crisi. I palermitani, scrive la Dia, rifiutano la leadership di un boss che non è e non vive in città.

Gli altri clan

Per il resto, la mafia italiana si conferma una realtà molto dinamica, anche in Campania, Puglia e a Roma luogo tanto di clan autoctoni quanto di riciclaggio di soldi guadagnati altrove. Ma il vero terreno di caccia quando si parla di investimenti è il Nord Italia: la grande maggioranza delle55.994 operazioni finanziarie sospette finite nel mirino degli investigatori, è stata realizzata nel settentrione, in particolare in Lombardia (20,87%). seguono le regioni meridionali (14.606) e centrali(10.896) ed ultime le regioni insulari (3.913).

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