Le hanno anche tirato i sassi. Ma se Wanda Nara invece avesse ragione?

di Charlotte Matteini

Il problema di Wanda Nara non sono il suo carattere o la sua presunta incompetenza, ma ha a che fare con altro: con il suo essere donna e l’aver a tutti i costi voluto entrare in un mondo, quello del calcio, che da sempre è riservato ai soli uomini

Pochi giorni fa l'Inter ha deciso di togliere la fascia di capitano a Mauro Icardi e immediatamente commentatori sportivi, opinionisti e tifosi hanno puntato il dito contro la moglie-procuratrice Wanda Nara. Qualcuno, probabilmente incapace di farsene una ragione, è arrivato a tirare una sassata contro l'auto guidata dalla trentaduenne, che stava accompagnando i tre figli a una partita di calcio.

All'argentina – soprattutto da quando è diventata l'agente del marito e, ormai, ex capitano della Beneamata - non sono mai state risparmiate critiche e malelingue ed è spesso stata descritta come una sorta di Maga Circe che ha stregato e bollito il campione interista rendendolo assolutamente incapace di intendere e di volere. Troppo appariscente, troppo incompetente nonché esageratamente attaccata al portafoglio e assolutamente incapace di gestire al meglio la carriera professionistica del marito. 

Forse, però, il problema di Wanda Nara non sono il suo carattere o la sua presunta incompetenza, ma ha a che fare con altro: con il suo essere donna e l'aver a tutti i costi voluto entrare in un mondo che da sempre è riservato ai soli uomini. Una procuratrice donna, ben poche se ne sono viste nel corso degli anni nel mondo del calcio, in Italia in particolare. La canea che da anni si scatena contro Wanda Nara non si sarebbe mai sollevata se la trentaduenne, al posto di essere una bella donna che ama fare foto sexy e sa di piacere, fosse stata un procuratore uomo, magari in sovrappeso e un po' in ombra. 

Sì, è vero che Wanda Nara ha sempre cercato di ottenere il massimo dalla società interista arrivando a mettere in campo strategie non propriamente ortodosse per arrivare al rinnovo di contratto e al conseguente aumento di stipendio per il marito Mauro Icardi, ma dopo tutto non è esattamente quello che qualsiasi persona si aspetterebbe da un buon procuratore? Ci sono dei fatti di cui si dovrebbe tenere conto quando si analizza la strategia di Wanda Nara: Icardi, rispetto ad altri campioni del suo calibro, prende poco.

L'ex capitano dell'Inter percepisce 4 milioni e mezzo di euro, molto meno del diciannovenne portiere del Milan Gigio Donnarumma, a quota 6 milioni per stagione, o di Paulo Dybala (7 milioni a stagione). Durante le settimane di calciomercato invernale, la procuratrice ha trattato con l'Inter per arrivare a portare l'ingaggio del marito a 9 milioni, ma la dirigenza ha risposto picche dichiarando di poter arrivare al massimo a 7. Da quel momento, i rapporti sono andati via via peggiorando, arrivando alla drastica revoca della fascia da capitano a Icardi.

Da che mondo è mondo, qualsiasi giocatore di calcio cerca di affidarsi a persone che, anche magari con mezzi rudi e poco consoni, riescano a spuntare le migliori condizioni di mercato e Wanda Nara, che probabilmente ha calcato la mano in questi ultimi mesi con balletti di dichiarazioni un po' sibilline e un po' pretestuose, non ha fatto nulla di meno e nulla di più di altri famosi procuratori impegnati nel rinnovo dei contratti di grandi campioni, come l'odiatissimo Mino Raiola o l'onnipotente Jorge Mendes.

Non è un caso che proprio l'agente napoletano – famigerato procuratore di Zlatan Ibrahimovic, Gianluigi Donnarumma e Mario Balotelli, conosciuto per essere un vero e proprio squalo nel mondo del calcio – sia il procuratore più importante, e più pagato, d'Italia. Non è nemmeno un caso che Raiola, allo stesso modo di Wanda Nara, abbia cercato a più riprese di scatenare polemiche sui propri assistiti al fine di ottenere il massimo dalle società con cui in quel momento stava discutendo di rinnovi o cessioni. Raiola è arrivato a trattare la vendita di Zlatan Ibrahimovic e di Mario Balotelli al Milan, facendo indiavolare i tifosi interisti. Poco interessano il cuore e i sentimenti a Raiola, perché un procuratore cerca di ottenere i migliori risultati per i propri assistiti e per farlo, ahimé, è costretto a non seguire gli umori e la pancia dei tifosi e degli ultras. Come diceva Al Pacino, impersonando Michael Corleone ne Il Padrino: «Non c'è niente di personale, sono solo affari».