Caso Cucchi, l’avvocato Anselmo: «Valutiamo un’azione risarcitoria contro lo Stato»

di OPEN

«E valutiamo anche iniziativa legale contro il Campidoglio», aggiunge il legale a Open. «Sono ancora parte civile del primo processo, che è carta straccia». La «volontà politica della sindaca Raggi è andare incontro alle richieste della famiglia Cucchi», dicono dal Comune di Roma

Lo aveva anticipato al termine dell'udienza in cui è stato udito come testimone il generale dei Carabinieri Vittorio Tomasone, lo conferma anche oggi, giovedì 28 febbraio: «Valutiamo un'azione risarcitoria nei confronti dello Stato», dice Fabio Anselmo, legale della famiglia di Stefano Cucchi, il ragazzo morto al reparto protetto dell'ospedale Sandro Pertini di Roma il 22 ottobre 2009. Le «carte false» che, secondo il pm Giovanni Musarò e secondo i legali della famiglia Cucchi, hanno costellato fin dall'inizio la vicenda processuale per la morte di Stefano dopo l'arresto per droga, potrebbero avere non solo costituito un danno d'immagine all'amministrazione della giustizia ma sicuramente un danno alla famiglia.

«Valutiamo anche un'iniziativa legale contro il Campidoglio», dice ancora Anselmo a Open. In questo caso la questione è in punta di diritto. Il Comune di Roma si è costituito parte civile nel primo processo, ancora in corso, nei confronti dei medici dell'ospedale Pertini. «Un processo che sarebbe terminato con la prescrizione ma rimane ancora in piedi solo per l'ormai unica parte civile rimasta, il Comune di Roma – continua l'avvocato – Noi ci siamo ritirati, l'associazione Cittadinanzattiva pure proprio per evitare che il processo andasse avanti». Perché «quel processo si basa su atti e documenti falsi. Su depistaggi. Sulle testimonianze dei carabinieri che lì erano testimoni e qui, nel processo bis, sono imputati se non indagati. Quel processo è carta straccia».

E «questo sta aiutando processualmente medici e carabinieri, i quali sperano di usufruire di una perizia che si basa su un processo sbagliato», precisa ancora Anselmo. Il Campidoglio «è ancora costituito lì e poi si costituisce qui, in un processo che dice il contrario del primo. E in aula non vengono mai». «Questo dimostra solo la volontà di prendere soldi sulla pelle di mio fratello», dice a Open Ilaria Cucchi.

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Il generale Vittorio Tomasone, ex comandante provinciale dei carabinieri di Roma, testimonia nell'ambito del processo bis per la morte di Stefano Cucchi, Roma, 27 febbraio 2019. Ansa/Massimo Percossi

Ma perché il Campidoglio non si ritira? «La volontà politica della sindaca di Roma Virginia Raggi è quella andare incontro alle richieste della famiglia Cucchi», spiegano a Open dal Campidoglio. «Già tempo fa la sindaca ha fatto richiesta all'avvocatura capitolina – che rappresenta l'amministrazione – per verificare se è possibile farlo. Si deve operare in modo che non ci sia un danno erariale per l'amministrazione. E ha sollecitato questa richiesta ancora pochi giorni fa», dice il Campidoglio.

La questione di quella che Musarò definisce la «partita truccata» e dei depistaggi emersi, secondo l'accusa, nel corso delle processo scaturito dall'inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi – processo in cui sono imputati 5 carabinieri – potrebbe indurre anche la Corte dei Conti a considerare il reato di danno all'amministrazione della giustizia nel fascicolo già aperto sul caso Cucchi. «Alla Corte dei Conti c'è un fascicolo aperto ma per muoversi su un eventuale danno di immagine la norma prevede il passaggio in giudicato della sentenza», conferma Massimiliano Minerva, consigliere della Corte dei Conti del Lazio, a margine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

«Stanno venendo fuori reati diversi come il falso o il cosiddetto depistaggio che potrebbero essere reati contro l'amministrazione della giustizia». Tra gli altri, secondo quanto dichiarato dal pm Giovanni Musarò ieri in aula a Roma, anche annotazioni «mai date ai pm ma al ministro Angelino Alfano, che si è trovato a mentire a sua insaputa davanti al Parlamento».

Nel processo in corso a Roma sono imputati cinque carabinieri: Francesco Tedesco, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro devono rispondere di omicidio preterintenzionale, mentre Roberto Mandolini di calunnia e falso, e Vincenzo Nicolardi di calunnia. E c'è ancora un'altra inchiesta in corso con diversi alti ufficiali indagati, sui presunti depistaggi che sarebbero stati operati dai Carabinieri fin da subito dopo la morte del 31enne, dal novembre del 2009.

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