Di Maio: «Il reddito di cittadinanza non andrà al clan Spada, ho avviato controlli»

Il commento del ministro dopo la notizia della richiesta presentata da alcuni esponenti del clan. Ma al momento l’esclusione è prevista solo per le condanne definitive su reati gravi

Annuncia verifiche immediate il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Se davvero qualche esponente della famiglia Spada, noto clan di Ostia con vari esponenti indagati per associazione mafiosa, ha fatto richiesta per il reddito di cittadinanza la pratica sarà bloccata.

A dare la notizia il quotidiano romano il Messaggero che racconta che «almeno tre nuclei della famiglia Spada» sia ieri, primo giorno utile per presentare la domanda, sia nei giorni scorsi si sono presentati ai Caf per chiedere l’assegnazione del reddito di cittadinanza.

Non è del resto una novità assoluta. Anche gli esponenti della famiglia indagati e condannati per reati di stampo mafioso, vivono o hanno vissuto a lungo nelle case popolari di proprietà dell’Ater. E’ il caso di Roberto Spada, ad esempio, famoso per la testata al giornalista al giornalista Daniele Piervincenzi, è residente in un alloggio popolare.

Nel dicembre scorso alcuni esponenti della famiglia sono stati condannati in appello per il cosiddetto “racket” delle case popolari a complessivi cinquant’anni di carcere.

Escluderli dal Reddito di cittadinanza, però, non sarà semplice: al momento la legge prevede l’esclusione solo in caso di condanna definitiva, quindi validata dalla Cassazione, per reati gravi. Ma solo recentemente il tribunale di Roma ha riconosciuto la famiglia Spada come un clan mafioso a tutti gli effetti.

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