Nuova Zelanda, attentato in due moschee, almeno 49 morti

Uno dei terroristi, Brenton Tarrant, ha filmato la sparatoria in diretta Facebook e ha rivendicato l’attacco lasciando un manifesto anti-immigrati e anti-musulmani. Tra i nomi dei terroristi sui caricatori, anche quelli degli italiani Luca Traini e Sebastiano Venier. Il livello di allerta del Paese è stato elevato a “alto”

Attacco a due moschee neozelandesi durante la preghiera del venerdì. Almeno 49 persone sono state uccise in una sparatoria di oltre 10 minuti avvenuta in due moschee di Christchurch: Masiid al Noor, nel centro della città, e Masjid, nel sobborgo di Linwood. Tre uomini sono stati presi in custodia dai servizi d’emergenza. I media locali parlano di almeno 49 morti e 48 feriti, la polizia parla di un «bilancio significativo».

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Alcuni tweet postatida uno degli attentatori, Brenton Tarrant, identificato come la mente dell’attacco,mostrano le immagini dialcuni caricatori delle armi automatiche dove sono riportati i nomi di terroristi anti-immigrati, tra cui anche quelli degli italiani Luca Traini – il 29enne che aveva sparato colpendo alcuni africani a Macerata – e di Sebastiano Venier – il generale veneziano che sconfisse i turchi nella battaglia di Lepanto. I tweet sono poistati rimossi ma le immagini hanno continuato a rimbalzare in rete.

La polizia neozelandese ha fatto sapere di aver disinnescato un certo numero di ordigni esplosivi improvvisati trovati nelle vicinanze delle moschee. Un testimone ha detto che un uomo armato vestito di nero è entrato nella moschea Masjid Al Noor e ha fatto fuoco: «Ho visto persone morte ovunque».

La rivendicazione

Unodegli attentatori ha rivendicato la responsabilità dell’attaco postando sui social un manifesto di 74 pagine «anti-immigrati e anti-musulmani» in cui ha spiegatole ragioni dell’assalto alle due moschee che definisce «un attacco terroristico».

L’uomo si chiama BrentonTarrant, è un australiano bianco di 28 anni ed è stato identificato la mente dell’attentato definito dalle autorità «ben pianificato». L’uomo ha detto di essere andato in Nuova Zelanda «solo per pianificare attacchi e addestrarsi» in tal senso. Il suo profilo è statopoi bloccato.

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Brenton Tarrant, 28 anni, la mente del’attacco

Ha detto di non essere membro di nessuna organizzazione ma di aver fatto donazioni e interagito con molti gruppi nazionalisti, sebbene abbia agito di sua volontà e nessun gruppo abbia ordinato l’attacco. Ha aggiunto anche di aver «scelto la Nuova Zelanda a causa della sua posizione, per dimostrare che anche le parti più remote del mondo non sono esenti dai fenomeni di immigrazione di massa».

Il piano di sicurezza

La polizia si è raccomandata con i cittadini di restare al sicuro in casa e ha chiesto a tutte le moschee a livello nazionale di chiudere le porte e di consigliare ai propri fedeli di astenersi dal visitare i luoghi di culto fino a nuovo avviso. Tutte le scuole e numerosi edifici sono chiusi e isolati. Inoltre, è stato messo a disposizione un sito dove è possibile registrare le persone scomparse o registrarsi come vivi.

UPDATE 6 Police continue to respond to an ongoing serious and tragic firearms incident in Christchurch.The incident…

Posted by New Zealand Police on Thursday, March 14, 2019

Il messaggio della premier

Laprima ministraneozelandese Jacinda Ardern parla di «uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda» e fa sapere che il livello di allerta del Paese è stato elevato a “alto”. «Quello che è successo è un atto di violenza straordinario e senza precedenti», ha detto la Ardern.

«Molte delle persone colpite potrebbero essere migranti o rifugiati che hanno scelto di fare della Nuova Zelanda la loro casa. Ed è la loro casa. Sono noi. La persona che ha perpetuato questa violenza contro di noi non lo è».

Il video bloccato

La mente dell’attacco, BrentonTarrant, ha filmato la strage in diretta Facebook. Un video di 17 minuti che poi è stato rimosso dal socialnetwork.«La polizia della Nuova Zelanda ci haallertato – ha detto una portavoce di Facebook – e noi abbiamo velocemente rimosso sia il video e sia gli account Facebook e Instagram dell’attentatore». La polizia, così come molti utenti social, aveva esortato a non condividere il link del video, rimbalzato anche su Twitter.

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Le armi nell’auto in sosta su una stradina confinante con la moschea