L’Italia trascina verso il basso tutta l’Eurozona: il Fmi taglia ancora le stime di crescita allo 0,1%

L’economia mondiale è rallentata dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina. Ma sono le principali economie europee a preoccupare gli investitori: sotto osservazione ci sono Italia, Germania, Francia e Regno Unito

Non siamo in un abisso, ma in uno stagno: l’economia italiana non cresce e il Fondo monetario internazionale taglia ancora le stime del Pil per il 2019. Nella previsione di ottobre, i tecnici dell’Fmi pronosticano una crescita in Italia dell’1%, aggiornata a gennaio allo 0,6% e oggi, 9 aprile, allo 0,1%: letteralmente sull’orlo della recessione. Una stima migliore rispetto a quella dell’Ocse (-0,2%), ma che impaurisce mercati e investitori.

Grava sul nostro Paese l’andamento dell’economia globale, in contrazione e strettamente legata alla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina. In America si segnala anche la fine della spinta data dai forti incentivi fiscali introdotti dall’amministrazione di Donald Trump, un fenomeno la cui onda d’urto arriva fino al vecchio continente.

Ma nel quadro europeo l’Italia va particolarmente male. Secondo l’Fmi la causa è da cercare nellle tensioni sullo spread strettamente collegate alle posizioni del Governo e le politiche di bilancio: sotto accusa Reddito di cittadinanza e Quota 100. E il nostro Paese è considerato un freno per l’intera crescita dell’Eurozona.

Italia

«Le incertezze sulla politica di bilancio, lo spread elevato e il rallentamento degli investimenti – dicono gli economisti del Fondo – sono tra i fattori che hanno rallentato, oltre le attese, l’economia dell’intera area euro». Oltre ai problemi strutturali, resta sotto accusa la legge di Bilancio: a quanto si apprende da fonti dell’Fmi, Reddito di cittadinanza e Quota 100 non sono misure sufficienti per far partire l’economia e causano ingenti uscite.

Ma il World Economic Outlook di aprile si sofferma sul problema dello spread: «un periodo protratto di rendimenti elevati sui titoli di stato potrebbe sottoporre le banche italiane a nuovi stress, appesantire l’attività economica e peggiorare la dinamica del debito pubblico», si legge nel report.

Germania

Anche il Paese che detta il ritmo per l’area euro sta attraversando un anno difficile. Il taglio delle stime su Berlino ha portato a una previsione di crescita del Pil per il 2019 che si aggira intorno allo 0,8%. La frenata tedesca, secondo l’Fmi, è causata principalmente dal calo della domanda interna e dal crollo dell’export, strettamente legato alla contrazione dell’intero mercato europeo.

Pesa anche la crisi generale del settore auto, dovuta a un calo delle vendite strutturale che si alterna ciclicamente a un periodo di forte domanda. Tuttavia, le recenti leggi nazionali e internazionali sugli standard relativi alle emissioni costituiscono un ulteriore macigno sulla produzione industriale nel settore automobilistico.

Francia

Il fattore che, secondo i tecnici dell’Fmi ha inciso sulle stime di crescita del Pil francese è l’ondata di proteste di piazza dei Gilet gialli. L’incertezza politica ha causato un calo degli investimenti: la conseguenza è che la stima sul Pil del 2019, che tra ottobre 2018 e gennaio 2019 si era mantenuta stabile intorno all’1,5%, nell’outlook di aprile è stata ribassata di 0,2/0,3 punti percentuali.

Regno Unito

Il Fondo monetario internazionale associa all’Italia, tra i maggiori rischi per la crescita nell’Eurozona, proprio il Regno Unito. Quello che spaventano non sono i dati macroeconomici del Paese ma la situazione politica che ha portato a uno stallo sull’uscita dall’Unione europea.

Senza certezze sugli accordi internazionali, le multinazionali che non hanno ancora lasciato la Gran Bretagna potrebbero ridurre gli investimenti sul territorio. È stato stimato che, in caso di no-deal, la situazione si aggraverebbe al punto da comportare un crollo del Pil tra il -5% e il -8%.

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