Provaci ancora Facebook: nuove misure contro le fake news

Il social network torna all’attacco della disinformazione che circola sulla piattaforma. Una guerra ai contenuti d’odio che va avanti dal 2016 e ora si dota dei migliori strumenti per il fact-checking. Tra i principali bersagli, i gruppi più attivi nel disinformare gli utenti

Questa voltaa finire sotto torchio saranno i gruppi che diffondono contenuti che usano un linguaggio finalizzato all’odio e alla disinformazione. Facebook continua una lotta che sembra infinita e non priva incidenti di percorso. Sulla piattaforma continuano a esistere e ad agiregruppi e pagine che riescono a organizzare vere e proprie «spedizioni punitive» contro utenti sgraditi, come spesso capita, per esempio,in ambito no-vax.

Il nuovo progetto di del social networkha come missione quella di agire in modo risoluto: una volta identificati i gruppi che alimentano la diffusione di fake news, saranno resi meno «visibili». Un provvedimento chenon resterà confinato ai soli contenuti testuali, ma riguarderà anche i video.

Fondamentale sarà poi l'aiuto dell’agenzia di stampa AssociatedPress, come servizio esterno di fact checking. Negli Stati Uniti, questa collaborazione porterà all’inserimento di appositi «indicatori» che permetterannoagli utenti di orientarsi meglio nella home.

«Remove, reduce, and inform»

Si tratta di uno dei tanti provvedimenti che Facebook adotta – ormai dal 2016 – per far fronte aun uso illecito da parte di società interessate a lucrare sui dati personali degli utenti, campo in cuilo stesso social network ha avuto delle responsabilitàammesse anche dal suo fondatore Mark Zuckerberg.

Si pensiallo scandalo di Cambridge Analytica ​​​​​​(oggi Emerdata), ma anche al Russiagateche apre un capitolo nella storia dell’uso dei social media dedicato a possibili attività da parte dei servizi di intelligence per radicalizzare il dibattito politico, problema che affligge anche Twitter.

Tutto questo si traduce in tre parole: «remove, reduce, inform». Quasi un motto che si spera non rappresentiun mero tentativo di svuotare il mare con un secchiello. Un accorgimento che sembra promettente è quello di introdurre dei segnali di «click-gap» che potranno misurarela differenza tra link in entrata e in uscita,restituendoinformazioni preziose sull’affidabilità dei contenuti condivisisulla base dei domini associati.

Su Messenger, invece, sarà possibile vedere l’etichetta «utente verificato» con nuove funzionalità così da permettere un più facileblocco dei messaggi molesti, traendo frutto dall’esperienza di WhatsApp, altro bacino importante di notizie false partorite dagli odiatori virtuali.

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