La minaccia dei precari dell’Anpal: «Senza contratto, bloccheremo il Reddito di cittadinanza»

I precari dell’agenzia dovranno formare 3mila navigator. Ma nessuno di loro ha avuto garanzie di riconferma contrattuale

Lavoratori precari, e a rischio licenziamento, che aiutano altri precari che potrebbero rimpiazzarli. Sembrava già un paradosso la storia degli impiegati Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive sul lavoro a cui il Governo ha attribuito un ruolo chiave di formare i navigator, una figura chiave per il funzionamento del reddito di cittadinanza. Ora, dopo gli ultimi sviluppi, lo è ancora di più.

I dipendenti dell’agenzia, che dovrà assumere i 3.000 navigator che aiuteranno i beneficiari della misura a trovare un lavoro, sono tornati in piazza per chiedere un piano di stabilizzazione per i 650 precari che rischiano di perdere il lavoro. Se non lo otterranno – hanno fatto sapere – il reddito si fermerà.

«Qualora non dovessero esserci novità sulle garanzie per i lavoratori a tempo determinato e per i collaboratori», ha spiegato Biagio Quattrocchi del coordinamento nazionale precari, «siamo pronti a bloccare i servizi di assistenza tecnica previsti per i navigator».

Ieri, 23 maggio, tutti i dipendenti si sono fermati per 8 ore di sciopero indetto dalle Camere del Lavoro Autonomo e Precario e i sindacati confederali, ma le proteste erano cominciate nel dicembre scorso, quando l’ipotesi dell’assunzione dei navigator (anch’essi precari) aveva fatto alzare le antenne ai lavoratori a tempo determinato.

I precari, in presidio davanti alla sede Anpal Servizi di Roma, hanno atteso l’arrivo del presidente italoamericano Mimmo Parisi per chiedere ulteriori spiegazioni sull’impiego dei 25 milioni di euro previsti dal Decretone per l’agenzia. Parisi, però, non si è presentato, nonostante si trovasse nella sede centrale di Anpal, collocata a meno di un chilometro di distanza dallo speakers corner.

«I fondi per stabilizzare i precari ci sono», ha spiegato Biagio Quattrocchi del coordinamento nazionale precari Anpal. «Quello che manca è una volontà politica: è Luigi Di Maio che non è intenzionato a mettere le cose in chiaro, e la direzione che non ha nessuna voglia di avere un dialogo con i lavoratori».

Precari per formare altri precari

Come spiega Quattrocchi, l’Anpal può vantare un primato particolare: quello di essere un’azienda con un tasso di precarietà al 90%. «Questo mese sono in scadenza i contratti di 13 colleghe, e entro dicembre ci saranno altrettanti dipendenti a rischio licenziamento».

Ma ciò che rende la questione paradossale è che, come spiega Quattrocchi, a formare questi nuovi lavoratori dovranno essere gli stessi precari che rischieranno di perdere il posto a seguito dei nuovi arrivi. «Queste 3.000 persone che arriveranno cambieranno l’assetto e gli equilibri dell’azienda. Non hanno esperienze passate in Anpal e ci sarà bisogno di portare avanti una formazione interna. La cosa assurda è che l’unico modo per farlo è utilizzare noi precari».

A complicare la situazione del mancato piano di stabilizzazione c’è l’entrata in vigore del decreto Dignità, che impedisce ai lavoratori inquadrati a tempo determinato di essere riconfermati dopo 24 mesi dall’inizio del contratto.

Mimmo Parisi e lo strano caso del software per Anpal

Ma come saranno utilizzati allora questi 25 milioni previsti dal Decretone con l’approvazione del Reddito di cittadinanza? «Non lo sappiamo», ha spiegato Quattrocchi. «Forse per il suo software?». La questione del software è ancora avvolta dal mistero: si tratta di un sistema scelto per la gestione informatica dell’incrocio dei dati di domanda e offerta di lavoro.

Il sistema, però, è stato sviluppato dallo stesso Parisi in Mississipi. Per evitare l’accusa di conflitto di interessi, probabilmente, si ricorrerà a una triangolazione per cui sarà una società terza a comprare il software per poi cederlo in gestione ad Anpal Servizi.

«Il nostro non sapere nulla chiarisce la qualità delle relazioni industriali interne all’azienda», ha aggiunto Quattrocchi. «Lui si è formato nel Mississipi, lo Stato americano con il tasso di sindacalizzazione più basso. Probabilmente le nostre richieste insistenti lo infastidiscono».

«Quello che sappiamo fin ora è che, da quanto ci ha detto uno dei dirigenti, entro luglio si chiuderà il piano industriale», ha spiegato ancora Quattrocchi. «Il che significa che stanno decidendo quali persone salvare e quali fare fuori».

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