Lucano torna a Riace dopo sette mesi di esilio (ma solo per un comizio e il voto)

Il sindaco sospeso potrà tornare in paese, ma solo per partecipare al comizio di chiusura della campagna elettorale e per votare

«Sono dei diritti che sono costituzionalmente garantiti, non c’è da aggiungere altro». Mimmo Lucano commenta così a Open la notizia del suo ritorno (provvisorio) a casa: il sindaco sospeso di Riace potrà interrompere il suo esilio, ma solo per partecipare nella serata di oggi, 24 maggio, (l’ora non è ancora stata definita) all’evento di chiusura della campagna elettorale della lista “Il cielo sopra Riace” con la quale si è candidato per un ruolo da consigliere.

Non solo: Lucano, che ha il divieto di dimora del suo paese e che risiede in un altro comune a pochi chilometri di distanza, potrà tornare a Riace anche domenica, solo per andare al seggio a votare. È stato il presidente del tribunale di Locri Fulvio Accurso a decidere così, accogliendo la richiesta dei difensori. Il pubblico ministero aveva espresso parere favorevole solo per il voto.

L’inchiesta “Xenia” e il divieto di dimora

Mimmo Lucano è stato sindaco per due legislature nel paesino della Locride: il suo mandato scade ora. È stato sospeso dall’incarico e non può tornare a Riace dal 16 ottobre dello scorso anno, dopo essere stato sottoposto agli arresti domiciliari il 2 ottobre scorso, nell’ambito dell’inchiesta della procura di Locri denominata “Xenia”, in cui è accusato di alcuni reati in relazione alla politica di accoglienza e integrazione praticata nel suo comune.

Lucano, ricostruisce l’Ansa, era stato rimesso in libertà il 16 ottobre dal Tribunale del riesame di Reggio Calabria ma con l’obbligo di divieto di dimora a Riace. Divieto poi confermato dal giudice per le indagini preliminari. La Cassazione, a febbraio, aveva disposto una nuova valutazione sul divieto di dimora, ma anche la successiva decisione del Tribunale del riesame ha confermato il provvedimento.

Il modello Riace

Il 21 maggio scorso invece il Tar Reggio Calabria, con sentenza n. 356/2019, ha annullato il provvedimento con cui il ministero dell’Interno aveva revocato al Comune di Riace il Progetto Sprar, «interrompendo improvvisamente», dice l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, «un sistema di accoglienza decennale e modello, la cui positività ed originalità è riconosciuta in tutto il mondo».

Un provvedimento che ora il Tar Calabria dichiara «illegittimo per avere esso violato le regole legali del procedimento, senza contestare le specifiche ritenute violazioni e senza indicare un termine per ognuna di esse per eliminarle, nel caso fossero fondate».

Il Tar ha anche contestato al Viminale un possibile danno erariale perché, dice ancora Asgi, «nel dicembre 2016 aveva contraddittoriamente autorizzato la prosecuzione del Progetto Sprar per il triennio 2017-2019 nonostante ritenesse già che nel triennio precedente il Comune si fosse mostrato tecnicamente inadeguato». Il tribunale ha, quindi, rinviato alla Procura della Corte dei Conti affinché «verifichi se, così facendo, il ministero ha arrecato un danno allo Stato».

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