La procura chiede di condannare a due anni l’ex braccio destro della sindaca Raggi

La richiesta della procura di Roma. Per una vicenda collegata a questa, la prima cittadina è stata processata e prosciolta

Due anni di reclusione per abuso d’ufficio in relazione «alla mancata astensione nell’ambito della procedura di interpello che per le funzioni che svolgeva all’epoca poteva influenzare e influenzò».

E’ la richiesta di condanna che il pm di Roma Francesco Dall’Olio ha avanzato oggi, 11 giugno, al tribunale nei confronti dell’ex capo del Personale in Campidoglio, Raffaele Marra, accusato di aver materialmente agevolato – nell’autunno del 2016 – la nomina del fratello Renato che da vicecomandante della Polizia Locale avrebbe fatto il capo della Direzione Turismo con un aumento dello stipendio pari a 20mila euro lordi l’anno, passando da una prima a una terza fascia retributiva. Nomina prima congelata e poi revocata dalla sindaca Virginia Raggi, anche alla luce dell’arresto di Raffaele Marra per una vicenda di corruzione.

L’ex braccio destro della sindaca di Roma Virginia Raggi, Raffaele Marra esce dal tribunale di Roma dopo l’udienza a Roma, 9 gennaio 2018. Ansa/Massimo Percossi

Proprio per il comportamento avuto in questa vicenda, la sindaca Raggi è stata accusata di falso e quindi assolta. La scorsa settimana, però, la procura di Roma ha deciso di impugnare la sentenza davanti alla Corte di Appello.

La raccomandazione

«Il reato consumato con dolo intenzionale – ha spiegato il pm nella sua requisitoria – si è verificato nella riunione del 26 ottobre del 2016 nell’ufficio di Raffaele Marra che all’avvocato Antonio De Santis, quale delegato della sindaca per le relazione sindacali, all’assessore al Commercio Adriano Meloni e al suo capo staff Leonardo Costanzo, propose il nome del fratello. Così facendo Raffaele Marra adottò per Renato un comportamento preferenziale che determinò un’ipotesi di vantaggio economico ingiusto in relazione alla mancata chance degli altri concorrenti interessati a quel posto. Quella riunione, infatti, si chiuse con gradimento di Meloni per la scelta del nome e la comunicazione della notizia a Renato che, avendo certezza del posto, manderà la domanda».

Per la procura, insomma, il ruolo dell’allora braccio destro della sindaca «fu in questa vicenda della procedura di interpello assolutamente attivo. Marra avrebbe dovuto astenersi e non lo fece. Lui e l’avvocato De Santis rappresentavano un punto di riferimento per le istanze di tutti gli amministrativi».

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