L’imprenditore accusato di mafia spingeva Arata: «Usa i tuoi contatti con la Lega» – Le carte

L’inchiesta riguarda un giro di corruzione nell’ambito dei progetti relativi alle energie alternative: le carte su Open

È un passaggio breve eppure significativo nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del professore Paolo Arata (ex forzista e più di recente consulente in materia di energie alternative della Lega di Matteo Salvini), arrestato per intestazione fittizia, corruzione e riciclaggio.

L’inchiesta riguarda un giro di corruzione nell’ambito dei progetti relativi alle energie alternative. Sono stati arrestati anche il figlio di Arata, Francesco, l’imprenditore dell’eolico, Vito Nicastri e suo figlio Manlio. L’ipotesi di accusa è che Arata – socio occulto di Nicastri – abbia versato mazzette per ottenere più facilmente i permessi per sviluppare gli affari sull’eolico.

Il nodo politico

Arata è indagato anche a Roma insieme all’ex sottosegretario alle Infrastrutture leghista Armando Siri nella tranche dell’inchiesta finita nella Capitale. Secondo le accuse l’imprenditore avrebbe pagato a Siri una tangente da 30mila euro per proporre alcuni emendamenti al Def – mai approvati – che avrebbero dovuto favorire incentivi connessi al mini-eolico, settore in cui Arata opera con Nicastri. Proprio su questo, prima delle elezioni europee, la maggioranza è arrivata allo scontro frontale, finché Matteo Salvini ha deciso di far dimettere Siri, non opponendosi al “licenziamento” di Conte.

I rapporti con la Lega

Nella nuova ordinanza di custodia cautelare, dei rapporti tra Arata e Siri (o la Lega) si parla pochissimo. Ci sono solo due passaggi, che saranno probabilmente oggetto di ulteriori approfondimenti.

Nicastri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa perché finanzierebbe la latitanza di Matteo Messina Denaro, avrebbe fatto pressioni perché Arata utilizzasse i suoi rapporti con la Lega per ottenere agevolazioni sull’eolico.

L’accusa corrisponde a quella arrivata per competenza a Roma e che coinvolge Armando Siri. La novità in questo caso sarebbe nel fatto che a proporre questa strada sarebbe, secondo la ricostruzione della procura di Palermo, proprio Nicastri.

Negli atti c’è anche un passaggio più specifico, in cui Nicastri cita proprio l’ex sottosegretario Siri. Ed è possibile che questi accenni portino nuova attenzione sull’intera vicenda. Tanto più che il presidente della commissione Antimafia, il pentastellato Nicola Morra, ha chiesto a Matteo Salvini di riferire «con urgenza».

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