Arrestato Arata, il consigliere per l’energia della Lega. Morra: «Salvini venga in Antimafia a riferire»

L’imprenditore è indagato anche a Roma, con l’accusa di aver versato una tangente all’ex sottosegretario leghista Siri per far approvare alcuni provvedimenti favorevoli all’eolico

A due mesi dall’inchiesta che ha coinvolto anche l’ormai ex sottosegretario leghista Armando Siri, la procura di Palermo ha ordinato altri quattro arresti illustri: Francesco Paolo Arata, il consulente per l’Energia della Lega, e il figlio Francesco; Vito Nicastri, il “re dell’eolico” considerato vicino al boss mafioso Matteo Messina Denaro e suo figlio Manlio. Le accuse, come racconta Salvo Palazzolo su la Repubblica, sono di intestazione fittizia, con l’aggravante di mafia, corruzione e autoriciclaggio.

L’arresto, riferisce l’Ansa, è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari di Palermo Guglielmo Nicastro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Francesco Lo Voi. Gli Arata sono indagati da mesi per un giro di mazzette alla Regione siciliana che coinvolge anche Nicastri, tornato in cella già ad aprile perché dai domiciliari continuava a fare affari illegali. Nel business c’erano anche gli Arata che, secondo i pm, di Nicastri sarebbero soci.

Il legame col caso Siri

Arata – socio in affari di Nicastri – è indagato anche a Roma insieme all’ex sottosegretario alle Infrastrutture leghista Armando Siri nella tranche dell’inchiesta finita nella Capitale. Secondo le accuse l’imprenditore avrebbe pagato a Siri una tangente da 30mila euro per proporre alcuni emendamenti al Def – mai approvati – che avrebbero dovuto favorire incentivi connessi al mini-eolico, settore in cui Arata opera con Nicastri.

La notizia dell’inchiesta aveva provocato un duro scontro nel Governo, e portato alle dimissioni forzate di Siri, “licenziato” dal presidente del Consiglio Conte dopo una lunga battaglia tra la Lega e il M5s.

Le accuse dei Cinque stelle

Immediato l’affondo di Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia in quota 5 Stelle. «Ora in Regione Sicilia chi aveva dato le concessioni per i due parchi eolici in questione con grande leggerezza dovrà fornire risposte». Il presidente dell’Antimafia ha anche ribadito l’invito al ministro dell’Interno Matteo Salvini perché riferisca il più velocemente possibile alla Commissione: «Ho richiesto con lettera ufficiale in data 7 maggio 2019 la convocazione del ministro dell’Interno Salvini in commissione Antimafia». E ancora: «Il rispetto istituzionale avrebbe richiesto una veloce risposta alle interlocuzioni informali anche per dare precedenza a chi è preposto con le sue linee guida alla lotta alla mafia».

Sequestrate anche 8 società

Dopo le perquisizioni di aprile 17, i riscontri alle ipotesi dell’accusa hanno convinto il procuratore aggiunto Paolo Guido e il sostituto Gianluca De Leo a chiedere le misure.

La Procura di Palermo ha anche disposto il sequestro di otto società che operano nel campo delle energie rinnovabili, settore in cui hanno investito gli indagati, aggiunge l’Ansa. A Nicastri, ritenuto dagli inquirenti tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro, tanto che la Procura ne ha recentemente chiesto la condanna a 12 anni per
concorso in associazione mafiosa, il gip non ha dato l’aggravante dell’avere favorito Cosa nostra che, invece, gli era stata contestata dai pm. Nella misura cautelare però il gip lancia l’allarme «sull’elevato rischio di infiltrazioni di Cosa nostra» negli affari degli Arata e dei Nicastri.

Le intercettazioni

«Naturalmente tuo papà mi ha fatto scrivere una carta che la società è sua a metà per cento. Però non ha tirato fuori una lira, neanche di Solcara, ed erano soldi che mi dovreste dare, quando c’era la possibilità giustamente me li dovreste dare», dice nelle intercettazioni riportate da Ansa lo stesso Arata al figlio di Vito Nicastri, Manlio, pure lui arrestato. Ammettendo quindi che la società che riceveva finanziamenti pubblici è appunto a metà con l’ imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e considerato il finanziatore della latitanza di Matteo Messina Denaro: «Io venivo giù – aggiunge Arata – e mi dicevate sempre “è a posto”. Avete avuto diciotto mesi di tempo». L’intercettazione rivela anche che, in seguito all’accordo con Nicastri, Arata aveva avuto parecchi problemi economici.

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