Caso Arata, due arresti per corruzione in cambio di impianti di biometano: Nicastri collabora con i pm

L’imprenditore noto come il «Re dell’eolico» ha ricostruito ai magistrati i contatti con i funzionari della Regione Sicilia per agevolare le pratiche dei loro progetti

La Dia di Trapani ha arrestato due persone nell’ambito del caso di Paolo Arata, l’ex consulente della Lega arrestato per una presunta tangente che ha portato poi alle dimissioni del sottosegretario del Carroccio Armando Siri. La svolta nelle indagini è arrivata dopo l’interrogatorio tra l’imprenditore Vito Nicastri, «re dell’eolico» considerato vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro, con il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e il sostituto Gianluca De Leo. Il colloquio puntava a fare chiarezza sui presunti affari tra Nicastri e Arata e su presunte tangenti versate alla Regione Sicilia.

È finito in manette l’ex funzionario della Regione Sicilia, Giacomo Causarana, impiegato all’assessorato all’Energia che, secondo la Procura di Palermo, si sarebbe fatto corrompere per favorire alcune pratiche che stavano a cuore a Nicastri e Arata con una tangente di 500mila euro. Un quinto di questa cifra sarebbe stato già versato, stando a quanto riferito da Nicastri ai magistrati, mentre i restanti 400mila euro sarebbero stati versari dopo il via libera della Regione alla costruzione di impienti di biometano in provincia di Siracusa e Trapani.

Il nome di Causarano era già emerso durante gli arresti di Arata e Nicastri, per una tangente di 11mila euro che avrebbe ottenuto, mascherata da pagamento per una prestazione professionale operata da suo figlio. Il funzionario avrebbe fatto da ponte tra il «Re dell’eolico» e Alberto Tinnirello, ex dirigente dell’assessorato regionale all’Energia, già agli arresti.

Agli arresti domiciliari anche un ex socio di Nicastri, Antonello Barbieri, accusato come Arata e Nicastri di intestazione fittizia, autoriciclaggio e corruzione. L’imprenditore lombardo, in contrasto con Nicastri, avrebbe poi intrapreso un attività separata, la Sun Power Sicilia, con cui si apprestava a costruire due impianti a Melilli e a Carlentine prima di essere osteggiato, in favore di Nicastri, dalla coppia Causarano-Tinnirello. In risposta, Barbieri avrebbe attivato degli «sponsor politici» di cui si ignora ancora l’identità.

Il giro di arresti era iniziato il 18 aprile, quando era stato dato il via alle perquisizioni tra Roma Trapani e Parlermo che avevano portato all’arresto del sottosegretario Armando Siri, indagato per aver ricevuto una mazzetta da 30.000 euro da parte di Arata e Nicastri, al fine di proporre emendamenti che favorivano lo sviluppo del mini-eolico, settore in cui operavano i due.

Quello di stanotte è stato il primo riscontro delle dichiarazioni di Nicastri, sospettato tra l’altro di finanziare la latitanza di Messina Denaro. Non sono invece ancora emerse invece dichiarazioni sulla presunta mazzetta a Siri, già «licenziato» dal premier Giuseppe Conte.

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