È morto Franco Zeffirelli, maestro dell’opera, del teatro e del cinema

Addio al maestro del cinema italiano. Il suo grande rimpianto? «Un film sull’Inferno di Dante»

Gianfranco Corsi Zeffirelli è morto a 96 anni a Roma. Il regista e sceneggiatore italiano, autore di pellicole come Fratello Sole, Sorella Luna, Storia di una capinera o il più recente Un té con Mussolini, era nato a Firenze il 12 febbraio del 1923.

Attivo per più di cinquant’anni nel panorama cinematografico italiano, Zeffirelli ha occupato un ruolo di prima piano nella cultura italiana del secolo scorso. Ha vissuto anche una breve pagina politica come Senatore della Repubblica, con Forza italia, nella XII e XIII legislatura.

Il regista si è spento nella sua casa romana sull’Appia Antica, assistito dai figli adottivi Pippo e Luciano, da un medico e dal parroco della chiesa di San Tarcisio. La famiglia ha informato che circa due settimane fa, l’anziano maestro, cattolico praticante, aveva chiesto e ricevuto l’estrema unzione.

Sono sempre i familiari a riferire che Zeffirelli si sarebbe spento serenamente, «dopo una lunga malattia, peggiorata negli ultimi mesi». La camera ardente verrà allestita al Campidoglio, mentre non si conoscono ancora né luogo, né data dei funerali del regista, che riposerà nel cimitero monumentale delle Porte Sante di Firenze, sua città natale.

Il cinema e la tv

Oltre ai suoi lavori più legati ai classici, come gli adattamenti cinematografici di opere letterarie, Shakespeare fra tutti, ma anche Verga, Zeffirelli era diventato noto al grande pubblico dopo la regia della miniserie televisiva Vita di Gesù del 1977 che ebbe grande seguito popolare. Il regista ha mostrato anche una poliedricità nell’alternare l’alto e il basso, come, praticamente agli esordi, nel 1957 lasciò la collaborazione con Luchino Visconti per dirigere la commedia Camping con Nino Manfredi.

Il teatro

La sua produzione teatrale inizia nell’immediato dopoguerra, prima come scenografo (Zeffirelli era stato studente dell’Accademia di Belle Arti e della Facoltà di Architettura della sua città, Firenze), poi come attore e infine, già nei primi anni ’50 come regista.

Nel 1954 cura alla Scala la regia de La Cenerentola e de L’elisir d’amore. Ma il regista è stato attivo anche a livello internazionale: nel 1961, in Gran Bretagna, ha realizzato Otello e Romeo e Giulietta e due anni dopo Amleto, tutti adattamenti che verranno portati poi sul grande schermo.

Negli anni ’70 dirige ancora grandi classici del melodramma al Metropolitan di New York: nel 1970 Cavalleria rusticana, nel 1972 ancora Otello. La sua formazione legata alle arti figurative ha impresso alle sue opere una forte connotazione visiva e un’accuratezza ai particolari ambientali, in un’epoca contesto teatrale, come quello degli anni Settanta in cui l’essenzialità delle scene lasciava era la scelta dominante, soprattutto nel teatro sperimentale.

L’incontro con Luchino Visconti

Nella biografia, e nella carriera artistica di Franco Zeffirelli un ruolo centrale ebbe l’incontro con Luchino Visconti, che avvenne nel 1946 quando Zeffirelli si trasferì da Firenze a Roma. Negli anni Cinquanta fra i due ci fu un lungo sodalizio: anche per Visconti Zeffirelli fu prima scenografo, poi attore, poi aiuto-regista ne La terra trema. Oltre al rapporto artistico o professione fra i due anche un complesso rapporto umano. Ricordava Zeffirelli, che nella sua autobiografia ha lungamente scritto di Visconti, sul suo maestro delle origini:

Poteva essere difficilissimo, violento, prepotente, perfino volgare. Devo dire che quando gli scoppiava uno di quei suoi aristocratici furori aveva quasi sempre ragione in partenza. Solo che esagerava (…). Generalmente, quando proprio era furioso, ti tirava qualcosa, ma stava sempre attento attento a non distruggere cose preziose. Se ti doveva tirare un bicchiere, sceglieva sempre quello più rovinato (…).

In una recente intervista al Corriere della Sera, alla domanda se gli anni che passano fossero stati per lui un peso che si aggiunge alla fatica di vivere, aveva risposto:

La vecchiaia è un grosso fardello, ma cerco ancora di sfornare idee da realizzare nel mio, molto imminente, futuro e ciò mi tiene occupato mentalmente. Gli unici rimpianti che ho sono due progetti rimasti nel cassetto: un film sull’Inferno di Dante, difficile da realizzare perché pieno di effetti speciali economicamente insostenibili, e un grande affresco sulla vita e le opere dei Medici: la bellezza, appunto, di cui un giorno non potrò più godere.

I riconoscimenti

Franco Zeffirelli ha ottenuto, grazie alla sua importante e notevole produzione artistica, diversi riconoscimenti, tra cui 5 David di Donatello e un Nastro d’Argento. Il fatto che la maggior parte delle pellicole di Zeffirelli siano state produzioni internazionali, lo ha reso uno tra i più celebri registi italiani a livello internazionale.

Nel 1977 è stato nominato dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica. mentre nel 2003 ha ricevuto la Medaglia d’oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte.

La vita privata

Anche se dichiaratamente omosessuale, il regista non è mai stato vicino all’attivismo dei movimenti Lgbtq. Nel 2013 aveva dichiarato: «Io sono omosessuale, non gay». E spiegando il rapporto fra le sue inclinazioni sessuali e la sua fede cattolica: «Credo che il peccato della carne sia tale se compiuto con un uomo o con una donna».

Oltre che per la sua attività artistica, Zeffirelli era noto al grande pubblico anche per la sua passione calcistica e come tifoso della Fiorentina. Celebri anche le sue invettive contro la Juventus, squadra tradizionalmente invisa alla tifoseria dell’undici di Firenze.

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