Le bufale sulla sperimentazione animale e la caccia all’uomo dell’associazione Freccia 45

Un progetto di ricerca viene accusato di accecare i macachi, ma nonostante le smentite parte la caccia all’uomo

Il 6 giugno 2019 la pagina Facebook dell’associazione animalista Lav Torino pubblica un servizio del Tg2 accusando l’Università di Torino di approvare e sostenere la vivisezione con un progetto che sottoporrà alcuni macachi, secondo l’associazione, a: «Un terribile esperimento che li renderà ciechi».

Il video del TG2 condiviso dalla pagina Facebook Lav Torino con le accuse all’Università di Torino.

Il 5 giugno 2019, il giorno prima del post Facebook di Lav Torino, l’Università di Torino aveva risposto alle accuse difendendo il prof. Tamietto da parte delle associazioni che si erano rivolte contro di lui:

Contrariamente a quanto riportato nel testo della petizione e ripreso da alcune testate giornalistiche, gli animali non verranno resi ciechi. Sarà invece prodotta una macchia cieca, circoscritta ad una zona di pochi gradi del loro campo visivo e limitata ad un solo lato (destro o sinistro). Come hanno dimostrato numerosi studi precedenti, questa operazione ha un impatto minimo e l’animale resterà in grado di vedere e spostarsi normalmente nell’ambiente, alimentarsi ed interagire con i propri simili. Inoltre, il cervello non è un organo sensibile e non ha recettori per il dolore.

Nel comunicato si legge inoltre:

Infine, si tiene a precisare che nessuno dei filmati e delle immagini presentati negli articoli si riferiscono a sperimentazioni relative al progetto cui fa riferimento la petizione.

In seguito alle polemiche rilanciate dal Tg2, il 7 giugno 2019 si è tenuta un’ispezione a sorpresa da parte del ministero della Sanità presso gli stabulari dell’Università di Parma, dove si svolgeranno gli esperimenti contestati. Ecco il comunicato dell’ateneo:

Recenti ispezioni da parte degli Organismi ministeriali preposti al controllo di strutture e procedure per la sperimentazione in questione, hanno confermato che l’Università di Parma opera in completa aderenza alla normativa in materia.

Dal sito dell’Università di Torino troviamo maggiori riferimenti, come alcune delle dichiarazioni riportate nel verbale dell’ispezione:

Come richiamato nella nota stampa diffusa dall’Università di Parma lo stesso giorno, gli ispettori non hanno riportato nessuna anomalia di rilievo. Nel verbale si legge anzi che i “soggetti non hanno manifestato segni di paura o di stress in presenza di personale estraneo, continuando ad esercitare le loro attività abituali […] non sono presenti stereotipie, né alopecie da stress, né fenomeni di autolesionismo […] o ancora “Le gabbie sono fornite di un’ampia gamma di strumenti di arricchimento ambientale (corde, trapezi, contenitori di cibo di varia forma per stimolare la ricerca di cibo, televisione e musica di sottofondo)”.

Nonostante l’annuncio dell’ispezione da parte del ministero della Sanità, il 13 giugno 2019 il ministro Giulia Grillo pubblica un post Facebook dove sostiene di voler vedere chiaro sulla vicenda dell’ateneo torinese e di aver: «Chiesto agli uffici del ministero di verificare che siano stati compiuti tutti gli approfondimenti previsti dalla normativa».

Il post Facebook del ministro Grillo

Sempre nel sito dell’Università di Torino vengono poste in una tabella le accuse della petizione online lanciata dalle associazioni animaliste e le risposte dell’ateneo, smentendone diversi punti e confermandone alcuni. Nonostante ciò, Lav Torino si appresta a tenere una manifestazione per sostenere che i macachi verranno resi cechi per sempre.

La caccia all’uomo

A seguito di queste dichiarazioni, altre associazioni, come Freccia 45, si uniscono alla protesta ma con maggiore impeto tanto da lanciare una vera e propria caccia all’uomo social attraverso un post Facebook del 14 giugno 2019.

Il post Facebook di Freccia 45 che invita gli utenti a scrivere messaggi al professore Marco Tamietto, accusato dagli animalisti di orribili operazioni

Anche la pagina Facebook Rifugio Freccia 45 interviene con decisione pubblicando una foto del professore con la seguente scritta: «Questo è l’infame che vuole accecare i macachi. Facciamo cambiare idea al “sign.” Marco Tamietto con le “buone”». Il messaggio si conclude con l’emoji della faccina diabolica che sorride.

L’immagine con l’invito all’azione, tutt’altro che rassicurante, contro il professore

La falsa foto della sperimentazione animale

Il 17 giugno 2019 la pagina Facebook Freccia 45 condivide una fotopubblicata dalla pagina Facebook Horus – di un macaco pieno di ferite chiuso in gabbia per ribadire che la sperimentazione animale esiste, tirando in ballo Telethon, Lilt e Airc, ma non risulta corretta.

La foto condivisa da Freccia 45

La foto venne diffusa nel 2017 dal gruppo Facebook Animal Right Warrios, come riporta Snopes, per contestare L’Oreal e chiedere lo stop ai test sui cosmetici:

Screenshot pubblicato da Snopes.com con il video della scimmia

La scimmia, in realtà, era rimasta ferita in quel modo a causa di una scossa subita in una torre ad alta tensione a Mumbai, in India, il 10 gennaio 2017. Salvata da un’associazione chiamata Resqink Association for Wildlife Welfare (RAWW), venne curata e poi riportata in libertà. Nulla a che vedere con L’Oreal o la sperimentazione animale.

Conclusioni

Detto questo:

  • le accuse dell’associazione Lav Torino hanno causato un’ispezione da parte del ministero che non ha riscontrato violazioni;
  • i macachi non verranno resi ciechi come accusano le associazioni;
  • nonostante tutto alcune associazioni continuano ad attaccare ingiustamente gli atenei di Torino e Parma insieme al docente Tamietto;
  • la storia della foto diffusa in questi giorni per sostenere la lotta contro la vivisezione risulta fasulla e non aiuta la causa delle associazioni contrarie al maltrattamento degli animali.

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