FaceApp, come funziona (e come usa i dati) l’app russa che sta invecchiando i vostri contatti

Quattro click bastano per scoprire come saremo fra 40 anni. Divertente, ma meglio non dimenticare i rischi per la sicurezza

Immagini di anziani. E poi ancora immagini di anziani. E poi ancora immagini di altri anziani. No. I vostri amici non sono invecchiati improvvisamente. E no, non avete fatto un salto temporale di 40 anni. È solo l’ultima challenge diventata virale su Instagram, Facebook e Twitter. E tutto nasce da un’app.

Si chiama FaceApp ed disponibile sia per Android che per iOS. È stata rilasciata nel gennaio 2017 dalla Wireless Lab, una società russa fondata da Yaroslav Goncharov. L’applicazione permette di modificare il proprio volto. Si può rendere più giovane, più anziano, si può cambiare il taglio di capelli, il trucco o anche scegliere come sistemare la barba.

Molti effetti sono a pagamento. Le tariffe sono di 3,99 euro per un mese, 19,99 euro per un anno e 43,99 euro per sempre. Sul Play Store è stata scaricata oltre 50 milioni di volte e ha un rating che si avvicina parecchio alle cinque stelle, la valutazione massima. Il filtro più virale in questi giorni, anche grazie a diverse celebrità, è proprio quello relativo all’età. Se volete capire come potrebbe cambiare il vostro volto in futuro cercate #FaceApeChallenge o semplicemente #FaceApp.

Fonte: Twitter | I protagonisti di Harry Potter qualche anno dopo Hogwarts

Come invecchiare con FaceApp

Una volta scaricata l’applicazione, e scattato un selfie, si può eleborare subito la propria immagine in pochi secondi. Basta selezionare il pacchetto Età, scegliere il filtro Anziano e vedere il risultato. Per chi invece vuole tornare un po’ indietro nel tempo è meglio cliccare sul filtro Giovane.

Fonte: Open | Prove tecniche di FaceApp

Per mettere alla prova l’applicazione poi si può provare a processare di nuovo la foto già elaborata: inserire una seconda volta il filtro Anziano su una foto in cui siamo già invecchiati oppure vedere come l’app è in grado di riportarci indietro dopo averci fatto invecchiare.

La sicurezza dei dati

La tecnologia alla base di questa applicazione è meno banale di quello che può sembrare. Non si tratta semplicemente di maschere colorate che vengono applicate sulla nostra immagine ma di filtri elaborati grazie all’intelligenza artificiale che cuce queste maschere sulla fisionomia del nostro volto.

Ogni volta che un viso viene processato, l’immagine potrebbe essere conservata dai server della società. Al momento questa applicazione non risulta coinvolta in scandali informatici riguardo l’utilizzo dei dati personali. Ma è sempre una dinamica da tenere a mente quando si sceglie di scaricarla e utilizzarla.

La gestione della privacy

Il caso Cambridge Analytica ha reso più chiaro quanti siano preziosi i nostri dati e quanto le aziende siano interessate ad averli. Per questo prima di scaricare un’applicazione, soprattutto quando non si tratta di qualcosa di essenziale, è sempre meglio controllare il foglio della Privacy.

Premessa. Le app sugli store ufficiali di Android e iOS dovrebbero aver già passato una serie di controlli prima di poter essere distribuite al grande pubblico. Leggendo le indicazioni sulla privacy di FaceApp c’è un capitolo dedicato ai soggetti a cui l’applicazione potrebbe cedere i dati: altre aziende del gruppo FaceApp, aziende che lavorano con l’applicazione per svilupparla e aziende che si occupano della pubblicità sull’app.

Il problema con l’intelligenza artificiale razzista

Poco dopo il suo lancio FaceApp era stata criticata a causa di un suo filtro. Si chiama Hotness e prometteva di rendere più sensuale il nostro aspetto nelle foto. Il problema è che l’algoritmo basava l’idea di bellezza su un aspetto caucasico, caratterizzato quindi da una pelle bianca.

In pratica, se una persona di colore provava a usare questo filtro, il risultato che otteneva era uno schiarimento della sua carnagione. Ai tempi Goncharov si era scusato direttamente con gli utenti spiegando che era un effetto collaterale del set di foto utilizzato per allenare la rete neurale alla base dell’applicazione.

Se quindi l’intelligenza artificiale di FaceApp aveva imparato il concetto di Hotness processando solo volti con tratti caucasici, nell’elaborare le nostre foto non poteva fare altro che riproporre quei modelli.

Foto Copertina: Twitter | La viralità di FaceApp ripensata dall’utente @ivannvargas

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