Otto per mille, emorragia di benefattori per la Chiesa cattolica: sono 2 milioni in meno

Nel 2010 in 15,6 milioni avevano scelto la Chiesa cattolica. Nel 2017, invece, si è passati a quota 13,5 milioni

Sono due milioni gli italiani che, in sette anni, hanno deciso di non destinare più l’otto per mille alla Chiesa cattolica. In realtà è calato anche il numero di contribuenti che hanno espresso una scelta nella dichiarazione dei redditi e questo, in base alla normativa vigente, non può che trasformarsi in un vantaggio per la Cei. Il motivo è semplice.

Come funziona l’otto per mille

L’otto per mille è una parte di Irpef che i contribuenti devono devolvere a un ente religioso o allo Stato in sede di dichiarazione dei redditi. Non si è obbligati a esprimere la scelta. Se non viene indicato nulla infatti non sono previste sanzioni economiche ma la quota viene ripartita tra tutti i soggetti aventi diritto, in misura proporzionale alle scelte che verranno compiute dagli altri cittadini. Questo significa che, in Italia, non scegliendo il destinatario dell’otto per mille, la quota andrà in larga parte alla Chiesa cattolica, visto che la maggior parte dei contribuenti la devolve a questa confessione religiosa.

Cosa finanzia l’otto per mille

L’otto per mille – che, oltre alla Chiesa cattolica e allo Stato, ha tra i beneficiari anche la Chiesa evangelica luterana e quella svedese – serve a perseguire scopi sociali e assistenziali per lo Stato e scopi di carattere religioso, caritativo o culturale per gli enti religiosi.

Il calo della Chiesa cattolica

Il meccanismo di finanziamento delle confessioni religione – come scrive Il Messaggero – prevede che «in ciascun anno vengano ripartiti gli importi relativi alle dichiarazioni di tre anni prima, le quali a loro volta si riferiscono al periodo d’imposta precedente. Così quest’anno sono state distribuite le somme relative ai redditi del 2015, che ammontano complessivamente a 1,4 miliardi».

Il 43% dei contribuenti ha espresso una preferenza mentre le scelte non espresse quest’anno sono valse circa il 56,5%. In 14 milioni hanno scelto la Chiesa cattolica, ovvero il 35,3% dei contribuenti e il 79,9% delle scelte espresse. Dati alla mano, alla Chiesa cattolica andranno circa 1,1 miliardi di euro (è la confessione religiosa a cui va meglio) contro i quasi 200 milioni dello Stato e i 43 dei valdesi.

Nel 2010 erano stati 15,6 milioni i contribuenti che avevano scelto la Chiesa cattolica, ovvero il 37,6% dei contribuenti totali e l’82,2% delle scelte espresse. Sette anni dopo, nel 2017, invece, si è passati a quota 13,5 milioni, ovvero due milioni in meno. La percentuale sui contribuenti è scesa al 32,8%.

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