Caso Bellomo, procura di Milano chiede l’archiviazione dell’inchiesta

Secondo la Procura è «da osservare come molti dei contatti intervenuti tra Bellomo e le studentesse non siano stati posti in essere in via unilaterale da parte dell’indagato, ma si siano iscritti nell’ambito di una rete di scambi connotata da reciprocità»

I pm della Procura di Milano hanno chiesto l’archiviazione dell’inchiesta a carico dell’ex giudice barese Francesco Bellomo. Il fascicolo era stato aperto dopo che Bellomo era finito nel registro degli indagati della Procura di Bari.

L’ex giudice amministrativo era accusato dai pm milanesi di atti persecutori e violenza privata nei confronti di 4 studentesse della sede milanese della scuola Formazione Giuridica Avanzata Diritto e Scienza. Ora, invece, gli inquirenti hanno chiesto al gip Guido Salvini l’archiviazione dell’inchiesta.

Le “insistenze” sull’abbigliamento da indossare – dalla gonna al trucco fino allo smalto e alle calze – ma anche i “punteggi” da attribuire ai fidanzati e le “gerarchie” esistenti tra le borsiste e le altre studentesse. Anche a Milano sono finiti sotto la lente della Procura i discutibili codici di comportamento per le allieve dei corsi preparatori alla magistratura diretti dall’ex consigliere di Stato.

Indagine per la quale, però, i pm del capoluogo lombardo Cristian Barilli e Antonia Pavan hanno chiesto l’archiviazione. Istanza che sarà discussa in un’udienza davanti al gip Guido Salvini il prossimo 16 settembre. L’inchiesta milanese, di cui in pratica oggi si è saputo dell’esistenza, era nata nel dicembre del 2017.

Dopo le prime notizie sul dress code che sarebbe stato imposto alle giovani frequentatrici della scuola ‘Diritto e Scienza’, i pm hanno ritenuto di sentire come persone informate sui fatti molte persone che frequentavano la sede milanese del corso. E hanno infine individuato come parti offese dei reati di violenza privata e atti persecutori, ossia stalking, che avrebbe commesso Bellomo quattro ragazze che sono state sue allieve a Milano.

Tra le molte testimoni sentite, un’allieva del corso ha riferito ai pm che dalla fine del 2013, nelle pause tra una lezione e l’altra, Bellomo era divenuto «insistente circa l’abbigliamento da osservare». Dato che la stessa ragazza «non aveva rispettato il dress code con riferimento alla lunghezza della gonna e all’altezza dei tacchi» non è stata «riconfermata come borsista per l’anno successivo».

La giovane ha raccontato anche di essere stata invitata, nel Natale del 2014, a «prendere parte a un aperitivo organizzato a Milano in Corso Como (dove è stata accompagnata con un autista) per discutere della sua situazione».

Nel corso dell’incontro, ha spiegato, Bellomo le si è avvicinato e le ha dato un bacio sulla guancia, all’irrigidirsi della ragazza Bellomo le ha comunicato l’esclusione dal corso, perché non voleva borsiste che non «seguivano la linea». Tuttavia, i pm hanno ritenuto che dall’indagine non sono emersi «atti idonei ad integrare una condotta di sopraffazione, né un’abitualità di comportamenti volti ad incidere negativamente sulla serenità e l’integrità psicofisica delle allieve».

Secondo i pubblici ministeri, «sebbene molte delle richieste rivolte alle borsiste siano apparse inconferenti con quelli che sono i normali caratteri di un rapporto di collaborazione accademica e siano state sovente avanzate con insistenza attraverso telefonate in tarda serata e invio di e-mail, non può ritenersi che le stesse valgano ad integrare una condotta abituale di molestia e minaccia».

Secondo la Procura, inoltre, è «da osservare come molti dei contatti intervenuti tra Bellomo e le studentesse non siano stati posti in essere in via unilaterale da parte dell’indagato, ma si siano iscritti nell’ambito di una rete di scambi connotata da reciprocità». La parola passa al gip che dovrà decidere, dopo l’udienza, se archiviare, disporre nuove indagini o l’imputazione coatta.

Bellomo si trova agli arresti domiciliari dallo scorso 9 luglio. È accusato dalla procura di Bari di maltrattamenti ed estorsioni nei confronti di quattro studentesse della sua scuola nonché di calunnia e minacce nei confronti del premier Giuseppe Conte. L’ex giudice avrebbe adottato comportamenti inappropriati nei confronti delle giovani arrivando ad imporre un dress code che prevedeva gonne corte e camicette scollate.

Lo scorso 16 luglio, Bellomo è stato interrogato per più di 9 ore dal gip del Tribunale di Bari, Antonella Carafagna. I suoi legali hanno chiesto la revoca dei domiciliari.

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