Claudio Foti non è laureato in psicologia e non è l’unico: ecco spiegata la legge del 1989 e la sanatoria

I corsi universitari in Psicologia esistevano, ma Foti e altri sono riusciti ad entrare nell’Albo nel 1989

Molte sono state le critiche nei confronti di Claudio Foti, direttore scientifico della Onlus Hansel e Gretel coinvolta nello scandalo degli affidi di Bibbiano, in quanto risulta che non sia laureato in psicologia ma in Lettere. Come lui tantissimi altri psicologi italiani a seguito di una legge, la n.56 del 1989, che puntava a regolamentare un ruolo privo di riconoscimento legale e che non prevedeva nemmeno un ordine professionale e relativo esame di Stato. La legge, inoltre, è il risultato del lavoro e dagli accordi presi con il mondo dei medici, che richiedevano l’esclusiva dell’attività, del mondo accademico e del sindacato AUPI (Associazione Unitaria Psicologi Italiani) nato nel 1977.

La scheda di Claudio Foti presso il sito dell’Ordine Psicologi Piemonte con iscrizione nel 1989

Solo nel 2017 la professione di psicologo è stata ricompresa tra le professioni sanitarie a seguito della conversione in legge del Ddl Lorenzin. Nello stesso anno, come riportato nel sito del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, sono iscritti all’ordine 105 mila psicologi con un rapporto di 581 abitanti a testa. Una situazione che il Consiglio ritiene inflazionistica.

Cosa dice la legge del 1989

La legge definisce la professione dello psicologo e ne stabilisce i requisiti per svolgerne l’attività: possedere una laurea in psicologia, aver svolto un tirocinio professionale, superare l’Esame di Stato ed essere iscritto all’Albo professionale degli psicologi. Quest’ultimo non esisteva prima del 1989, stessa cosa per l’Esame di Stato, mentre i primi corsi di laurea in psicologia risalgono al 1972 (il professore ordinario di Psicologia generale dell’Università di Catania, Santo Di Nuovo, si laureò in Psicologia a Padova nel 1976). Durante le «trattative» l’obiettivo del sindacato fu quello di far riconoscere la psicoterapia extra accademica come attività specialistica, riuscendoci.

Santo Di Nuovo, professore ordinario dell’Università di Catania laureato in psicologia a Padova nel 1976.

Infatti, nonostante la legge preveda una laurea in psicologia vennero censiti oltre 20 mila psicologi, quattro volte il numero previsto nell’iscrizione del primo albo. La maggior parte di loro non erano laureati in psicologia – o addirittura privi di laurea – e non erano tutti «anziani». Alcuni di questi provenivano da scuole private di specializzazione in psicoterapia ai quali la legge permetteva di sostenere l’Esame di Stato.

Dal profilo del Prof. Marhaba all’Università di Padova e l’incarico tenuto presso il corso di Laurea in Psicologia tra il 1977 e il 1982.

Gli articoli della sanatoria

La possibilità di sostenere l’Esame di Stato e di poter accedere all’Albo era prevista ai non laureati in psicologia grazie a una deroga all’articolo 34 della legge del 1989: «sono ammessi a sostenere gli esami di Stato […] , dopo il conseguimento del diploma di specializzazione, coloro che, al momento dell’entrata in vigore della presente legge, risultino iscritti ad un corso di specializzazione almeno triennale in psicologia o in uno dei suoi rami, e che documentino altresi’ di aver svolto, per almeno un anno, attivita’ che forma oggetto della professione di psicologo».

L’articolo 32 della legge del 1989

L’articolo 32, che fa parte insieme all’art. 34 delle «Norme transitorie», prevedeva l’iscrizione all’Albo entro un massimo di tempo consentito – «su domanda da presentarsi entro sessanta giorni dalla nomina del commissario» – alle figure provenienti da corsi di laurea in psicologia come docenti e laureati con esperienze di insegnamento o di attività presso una istituzione pubblica, ma anche ai laureati da almeno sette anni che abbiano svolto in maniera continuativa attività di collaborazione o di consulenza attinenti alla psicologia con enti o istituzioni pubbliche o private. Infine, a coloro che abbiano operato per almeno tre anni nelle discipline psicologiche ottenendo riconoscimenti nel campo a livello nazionale o internazionale.

La situazione di Claudio Foti

In merito a Claudio Foti, il direttore scientifico della Onlus Hansel e Gretel non possiede una laurea in psicologia che all’epoca poteva essere ottenuta presso alcuni atenei italiani, ma sarebbe risultato tra i profili previsti nelle norme transitorie della legge insieme a molti altri operanti nel settore durante il periodo non regolamentato. Di fatto è iscritto all’Ordine Psicologi Piemonte proprio dal 1989.

Esperienze lavorative di Claudio Foti prima e dopo la legge del 1989 riportate nel suo CV

Osservando il suo curriculum notiamo che dal 1988 riporta la sua attività di psicologo presso la Onlus Hansel e Gretel, ma non basta. Proseguendo nella lettura leggiamo che dal 1985 al 1989 è stato professore di «Psicologia della devianza» presso la Scuola Superiore di Servizio Sociale di Torino dove era possibile conseguire il diploma di Assistente Sociale. Inoltre riporta di essere stato, dal 1982 al 1994, Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Torino.

L’elenco degli studi e dei corsi seguiti da Claudio Foti riportato nel suo CV

Per quanto riguarda la sua formazione, risulta laureato in Lettere nel 1978 con 110 e lode, mentre dal 1980 al 1982 aveva prestato servizio, attraverso un tirocinio in qualità di psicologo, presso l’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, ma ha anche svolto seminari di introduzione alla psicoterapia, un corso di medicina psicosomatica a Milano, ha frequentato seminari e incontri di formazione presso il Tribunale per i Minorenni di Torino e dichiara la sua esperienza formativa 1986 al 1989 – anno dell’approvazione della legge – presso la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica fondata a Milano nel 1971.

La reazione del M5S

Il Movimento 5 Stelle tramite il proprio blog critica l’assenza della laurea da parte del direttore scientifico della Onlus Hansel e Gretel accusato nell’inchiesta «Angeli e Demoni». Non è un’anomalia, c’è stata una legge approvata dal Parlamento che di fatto ha permesso questa situazione che non riguarda soltanto lui, ma tantissimi altri psicologi. Una situazione non ripetibile, visto che la stessa legge poneva un limite di tempo per la sanatoria. Bisognerebbe controllare quanti sono ancora gli psicologi iscritto all’Albo durante quel periodo e operanti nel settore privi del titolo universitario ed eventualmente intervenire in sede parlamentare.

Leggi anche: