Il Pd riesce a farsi male perfino sulla raccolta di firme contro Salvini

«Avverto forte il rischio di cadere nel ridicolo», ha detto Renzi motivando il ritiro della raccolta firme contro Salvini. «E per questo dico che la stoppiamo subito»

«Continuano ad attaccare il Matteo sbagliato. Ma io non voglio polemica. Ecco perché stoppiamo la raccolta firme». Finisce così, con un passo indietro di Matteo Renzi, la questione delle due raccolte firme diverse per lo stesso scopo nate nel Partito Democratico.

«Ho personalmente chiesto una mobilitazione online per tener vivo da qui a settembre lo sdegno contro ciò che Salvini ha fatto», spiega l’ex premier in un post su Facebook. «Abbiamo raccolto in due giorni più di trentamila firme. Oggi ci viene detto che la raccolta firme va bloccata, sostituita o unita a quella improvvisamente annunciata dalla segreteria del PD. Avverto forte il rischio di cadere nel ridicolo. E per questo dico che stoppiamo subito la raccolta firme – che avrebbe dovuto continuare fino al 12 settembre – e così evitiamo ogni polemica».

I dem avevano annunciato una mozione di sfiducia individuale contro il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini dopo l’intervento di Conte in Senato sullo scandalo dei presunti fondi russi alla Lega. Per chiederne le dimissioni, Renzi si mobilita per primo con una raccolta firme annunciata giovedì 1 agosto nei comitati Azione civile – Ritorno al futuro.

Anche il segretario Zingaretti si muove nella stessa direzione, ma con una raccolta firme separata: con un post su Facebook annuncia che l’iniziativa andrà avanti fino al 12 settembre, giorno in cui è stata calendarizzata la mozione presentata dal Partito democratico alla Camera, e che si potrà firmare in tutte le feste dell’Unità.

Parte la raccolta di firme che andrà avanti fino al 12 settembre in tutta Italia sulla petizione “Troppe ombre. Pochi…

Posted by Nicola Zingaretti on Friday, August 2, 2019

Dopo il ritiro di Renzi, la petizione di Zingaretti rimane la sola in piedi. E l’unità tra le parti nel Pd – auspicata nella Direzione dallo stesso Zingaretti – sembra essere sempre più lontana.

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