Sicurezza-bis, il gesuita che ha condiviso la vignetta de “Il Manifesto”: «Tempo di resistenza»

«Questo è tempo di resistenza», ha scritto Antonio Spadaro su Twitter. «Umana, civile e religiosa»

Una Madonna con il giubbotto di salvataggio. Su un gommone in mezzo al mare. Che prega in direzione dell’acqua. La vignetta è stata realizzata dal disegnatore Mauro Biani per Il Manifesto, in occasione dell’approvazione in Senato del decreto Sicurezza-bis lo scorso 5 agosto. E il disegno è stato condiviso su Instagram da padre Antonio Spadaro, direttore della rivista gesuita La Civiltà Cattolica.

Sotto la foto, Spadaro pubblica un passo del Magnificat, un canto evangelico dedicato a Maria di Nazareth: «Ha spiegato la potenza del Suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote».

In un commento su Twitter, Spadaro ha anche aggiunto un’osservazione sull’attualità: «Questo è tempo di resistenza», ha scritto. «Umana, civile e religiosa».

Anche il quotidiano Avvenire, la voce dei vescovi italiani, il giorno successivo all’approvazione del decreto voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha scelto di usare il titolo «(In)sicurezza al bis». Il quotidiano ha parlato anche di «accostamenti sconcertanti», riferendosi alle parole di Salvini sulla coincidenza del compleanno della Vergine, anniversario di Medjugorje, con l’approvazione del decreto.

La risposta di Salvini

«Per fortuna ogni cattolico, come ogni italiano, ragiona con la sua testa», ha risposto su Twitter Matteo Salvini, citando la notizia riportata da Ansa.

«Per fortuna ogni cattolico, come ogni italiano, ragiona con la sua testa, già..», ha replicato Spadaro. «La testa ce l’abbiamo ancora, grazie a Dio».

In risposta a Salvini è intervenuto anche Biani, l’autore della vignetta. Alludendo ale parole del vicepremier in relazione all’episodio che ha visto coinvolto il figlio sedicenne mentre girava con una moto d’acqua della polizia («rispondo da papà», aveva detto), condivide una lettera di sua madre – un’insegnante di Roma – contro il decreto: «Poichè, come afferma, ognuno ragiona con la sua testa, le allego anche qualche riga di una prof di lettere. Perdonerà “da papà”, che è anche mia madre».

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