Renzi: «Votiamo contro il governo Conte-Salvini-Di Maio». Zingaretti: «Esecutivo forte o meglio il voto»

L’ex presidente del consiglio annuncia un via libera all’eventuale voto di sfiducia da parte dei senatori dem. Il segretario conferma la linea ufficiale: no a “governicchi”

Matteo Renzi ancora al centro della scena in questa fase che precede la crisi di governo vera e propria che si potrebbe aprire domani 20 agosto dopo che il premier Conte riferirà al Senato. Intervistato da Studio aperto su Italia 1, l’ex presidente del consiglio ha chiarito: «Votiamo contro il governo Conte-Salvini-Di Maio, ha messo in ginocchio l’Italia, noi votiamo perché il governo vada a casa».

A chi gli chiedeva di precisare cosa intendesse con quel «noi» (il dubbio è che si riferisse solo ai senatori renziani), Renzi ha risposto sorridendo: «Noi cioè i senatori del Pd. Le domande sul Pd le faccia al segretario del Pd, sennò partono le polemiche».

A proposito di un’eventuale alleanza di governo fra il M5s e il Pd, Renzi precisa: «A me interessa soltanto che ci sia un governo, che non si vada a votare per evitare l’aumento dell’Iva e per mettere in sicurezza gli italiani. Dei giochi dei partiti – ha concluso – compreso il mio, compreso il M5s e compresa la Lega, fortunatamente non me ne occupo più».

Poco prima il segretario dem Nicola Zingaretti in una nota aveva delineato quella che sembra essere la linea ufficiale del partito. Ha infatti ribadito: «Come abbiamo sempre detto: attendiamo le dichiarazioni di Conte e l’apertura della crisi. A quel punto alla Direzione del 21 riaffermeremo una posizione chiara: o nel corso delle consultazioni si verificano le condizioni per un governo forte e di rinnovamento anche nei contenuti o è meglio andare al voto».

Una posizione che non non collima con l’idea di Matteo Renzi, espressa poco ore dopo la rottura di Matteo Salvini con il Movimento 5 Stelle, di un governo istituzionale di breve respiro e che abbia come scopo quasi esclusivamente evitare che scattino le clausole di salvaguardia. La soluzione della crisi passerà probabilmente anche attraverso una sintesi fra chi, come Zingaretti, controlla la direzione e chi, come Renzi, ha in mano i gruppi parlamentari.

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