La strategia dell’altro Matteo: «Al voto solo dopo il referendum sul taglio dei parlamentari»

Due attori che erano sostanzialmente ai margini dell’agone tornano prepotentemente in campo per scongiurare l’ipotesi di elezioni anticipate

Se fino a poche ore fa la fine della legislatura sembrava vicinissima e il voto in autunno ormai scontato, secondo i desiderata di Matteo Salvini, il quadro politico appare essere improvvisamente cambiato. E due attori che erano sostanzialmente ai margini dell’agone tornano prepotentemente in campo per scongiurare l’ipotesi di elezioni anticipate: Beppe Grillo e Matteo Renzi.

L’ex presidente del Consiglio del Partito Democratico, in un’intervista al Corriere della Sera nella sostanza ribalta il suo no secco a qualsiasi alleanza con i 5 Stelle. L’era dei pop corn sembra volgere al termine e si apre una nuova fase. Il senatore di Rignano è chiarissimo: «Chiederò di parlare (in Senato, ndr) e dirò che votare subito è folle per tre motivi».

Secondo Renzi andare subito al voto ad ottobre sarebbe sbagliato perché vorrebbe dire non riuscire a bloccare le clausole di salvaguardia e evitare l’aumento dell’Iva dal 22 al 25%. «Prima togliamo le clausole e poi si vota», dichiara Renzi a Maria Teresa Meli. E per farlo, secondo l’ex segretario Pd, non sarà necessaria una manovra lacrime e sangue.

La seconda ragione per cui, secondo l’ex premier, non si devono sciogliere le Camere ad agosto è che le elezioni sarebbero gestite da Salvini al Viminale e da Conte a Palazzo Chigi, che sarebbero «i leader di Lega e Cinque Stelle alle elezioni». Per Renzi i due esponenti dell’ormai ex governo gialloverde «sfiduciati, non possono essere loro i garanti elettorali».

Il terzo motivo è, di fatto, una mano tesa ai 5 Stelle sul tema del taglio dei parlamentari, provvedimento che Luigi Di Maio ha messo sul tavolo subito dopo l’apertura della crisi da parte del ministro dell’Interno. «Si voti in Aula in quarta lettura – apre Renzi – e si vada al referendum: siano gli italiani a decidere».

Quindi Renzi torna in campo, anche sfidando la segreteria Zingaretti che si era detta favorevole a una accelerazione per un voto in tempi brevi. Sul tema Renzi è diretto: «Nell’ultima settimana sono stato attaccato più volte dai membri della segreteria. Leggo che il gruppo dirigente vorrebbe votare subito perché almeno si cambiano i parlamentari renziani: sono pronti a dare cinque anni di governo a Salvini pur di prendersi i gruppi parlamentari d’opposizione».

E continua Renzi rincarando la dose: «Nobile motivazione, per carità, ma riduttiva. Stanno ancora una volta attaccando il Matteo sbagliato. Zingaretti dice: Renzi ci dia una mano. Accolgo volentieri l’appello, ma per me la mano va data al Paese più che alla Ditta».

L’apertura di Renzi arriva poche ore dopo la svolta di Beppe Grillo che con un post sul suo blog dal titolo La coerenza dello scarafaccio, aveva, anche se nel suo linguaggio colorito e variamente interpretabile, operando un testa coda rispetto a quanto dichiarato dagli esponenti di vertice del Movimento 5 Stelle, primo fra tutti Luigi Di Maio, dopo l’annuncio di Salvini della sfiducia a Conte.

«Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari, non si può lasciare il paese in mano a della gente del genere solo perché crede che senza di loro non sopravviveremmo», scrive il garante e fondatore del M5S alludendo a un’ipotetica vittoria elettorale dell’asse sovranista LegaFratelli d’Italia.

Ma a far pensare che la legislatura non sia affatto morta è il riferimento del comico al voto e a un cambiamento all’interno del Movimento: «Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il paese dal restyling in grigioverde dell’establishment, che lo sta avvolgendo! Come un serpente che cambia la pelle».

Cambiare pelle, che in sostanza sembra voler dire cambiare alleato. E il più papabile naturalmente sembra essere il Pd. Ora bisognerà verificare se il solco tracciato da Grillo verrà seguito dai vertici del Movimento e soprattutto da quel Luigi Di Maio, capo politico, che, se pur ha immediatamente condiviso il post del fondatore su i suoi canali social, fino a poche ore fa sembrava voler tirare dritto verso le urne.

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