«Bloccare i migranti prima che superino il confine»: Fedriga torna a invocare il muro tra Friuli e Slovenia

«Esistono radar termici, droni e più tecnologie – ha detto il presidente della Regione -, si mettano in campo tutti gli strumenti a disposizione per poterli intercettare prima che arrivino sul suolo italiano»

Torna a parlare di barriere al confine con la Slovenia il governatore del Friuli Venezia Giulia. «In poco più di un anno abbiamo ridotto più del 40% le presenze di immigrati entrati irregolarmente accolti in Friuli Venezia Giulia, ma gli ultimi dati ci confermano un riaffermarsi dei flussi – ha sostenuto Massimiliano Fedriga a margine di un evento a Trieste -. Per esempio sono ricominciati ad entrare al confine a Gorizia. Ho ipotizzato, come ho sempre fatto, nuove misure come barrieramenti che possono far passare da punti specifici chi vuole entrare regolarmente, quindi poterli intercettare, o utilizzare nuove tecnologie per andare a vedere quali sono i passaggi e poterli bloccare».

Un muro Italia-Slovenia?

Il governatore leghista ha poi fatto qualche ipotesi sulla tipologia di barriere che vorrebbe venissero innalzate tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia: «Esistono radar termici, droni e più tecnologie: non sono io un tecnico, ma si mettano in campo tutti gli strumenti a disposizione per capire quali sono i punti di passaggio e per poterli intercettare prima che arrivino sul suolo italiano». Fedriga stava partecipando all’inaugurazione della nave rompighiaccio Laura Bassi.

Il test con la Slovenia

«Abbiamo fatto sperimentalmente in questi mesi un test che ha funzionato, ma serve un aumento di personale, di pattuglie per coprire più i giorni del mese e per poter avere la possibilità di andare ad intercettare i migranti in territorio sloveno – ha precisato Fedriga, ricordando che l’accordo stretto con la Slovenia per fermare l’immigrazione scade il 30 settembre -. Noi ne chiediamo subito uno migliore».

«Più mezzi, più uomini al confine»

«Non chiediamo soltanto che venga confermato l’accordo che c’è – ha concluso Fedriga -, ma che venga rinvigorito. Io sono convinto che con più mezzi e più uomini e fermando le persone in territorio sloveno si possano risolvere molti dei problemi. Perché la questione è questa: se noi intercettiamo migranti sul territorio italiano che poi chiedono domanda di protezione siamo poi obbligati a tenerceli e cominciare tutte le procedure di Dublino. Qualcuno riusciamo a farlo riammettere in Slovenia per la grande collaborazione che c’è tra i due Paesi, ma ci sono altri paesi come la Grecia che non li riprendono e, quindi, ce li dobbiamo trattare noi».

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