Renzi a Otto e mezzo: «Conte stia sereno? Se non aumenta le tasse…». E stuzzica Franceschini: «Me lo ricordo quando alzò l’Iva»

Mentre continuano le tensioni nella maggioranza sull’Iva, l’ex segretario Pd dice: «Io non voglio essere il partito delle tasse, mentre mi ricordo quando Franceschini la aumentò con Letta Premier»

Matteo Renzi non usa l’aggettivo ‘sereno’ di lettiana memoria per rispondere alla domanda sul futuro del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

«Se lo dico io di stare sereno non funziona. Perché Conte stia tranquillo basta non aumentare le tasse, rispettare l’impegno. Conte si è convinto, quindi bene così» ha detto il fondatore di Italia Viva a Otto e Mezzo, su La7.

Per tutta la giornata l’esecutivo ha smentito l’aumento dell’Iva nella manovra 2020: è poi intervenuto proprio il presidente del Consiglio per spiegare che «l’intervento sui ticket sanitari è programmato non domani mattina ma in un arco di tempo più ampio».

Nei confronti del partito di cui è stato segretario, il giudizio di Renzi è ormai lapidario: «Il problema del Pd è una totale involuzione in cui non ti chiedono che cosa pensi ma con chi stai».

E al capo delegazione Dem nel governo Dario Franceschini, che proprio durante l’approvazione della nota di aggiornamento al Def aveva puntato il dito contro la smania di visibilità (di Di Maio e Renzi, pur senza citarli), l’ex sindaco di Firenze ha detto: «Mettiamola così. Io non voglio essere il partito delle tasse, mentre mi ricordo quando Franceschini aumentò l’Iva con Letta Premier e ricordo cosa vuol dire una misura del genere per la gente».

La nuova creatura politica di Renzi punta a qualche altra adesione prima della Leopolda 2019 e a raggiungere un risultato a doppia cifra alle elezioni del 2023: l’ex sindaco di Firenze sa che avrà bisogno di tempo per far crescere Italia Viva. Tempo che potrebbe essere ossigeno per l’esecutivo Conte 2.

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