Un governo così diviso, litigioso e debole da durare…a lungo

di OPEN

Allestito al volo, non ha obiettivi da indicare al paese. Come artisti che hanno finito il repertorio, le forze politiche che lo compongono non ci hanno immesso alcuna misura-simbolo

Che sia stato un matrimonio di interesse lo sanno tutti. Di interesse e di ripicca. Chi era stato appena tradito ha consumato la sua vendetta. Ma soprattutto, ben più dei sentimenti, ognuno di coloro che hanno voluto il nuovo governo aveva più di un interesse immediato: quello comune era noto, impedire a Salvini di andare subito all’incasso elettorale.

Poi per ognuno c’era altro: il M5s aveva assoluto bisogno di comprare tempo, per raddrizzare un’immagine lesionata un anno di esperienza gialloverde culminata nella debacle elettorale delle Europee, e nel dimezzamento dei consensi.

Il Pd doveva cogliere al volo un’occasione che nemmeno il più spregiudicato dei portafortuna poteva donare a un partito che sembrava fuorigioco: tornare al centro della scena proprio mentre si disegnavano sia il governo del Paese sia quello dell’Europa, e nella prospettiva di poter gestire anche la successione a Mattarella.

E poi Matteo Renzi, che col nuovo governo ha fatto bingo: allontanando il voto ha trovato tempo e modo per uscire dal Pd, farsi il suo partito e reinventarsi come partner numericamente indispensabile della nuova maggioranza. Di LeU non c’è neanche bisogno di dire: date le condizioni in cui era, la figura più calzante è quella evangelica di Lazzaro.


Ma un interesse vitale comune e quattro corposi interessi di parte possono costruire una solida unione di convenienza, non regalano l’amore. Soprattutto tra forze che se ne erano dette di tutti i colori, di cuore. Non ci può essere sentimento politico positivo con il ricordo recente della meschina campagna su Bibbiano, o delle accuse al metodo Rousseau, o del ventilatore sui casi giudiziari dei congiunti di Renzi. Ci può essere pragmatismo, freddo realismo. Ma governare non vuol dire amministrare l’esistente. Ci vogliono pensiero politico, slancio riformatore, un programma fatto di obiettivi non banali.


Il Conte Due non ha nulla di tutto questo. Ognuno lo usa per il suo interesse, pensando al matrimonio futuro, quello vero. Questo serve per tirare a campare in attesa di tempi migliori, senza nessuna solidarietà. Allestito al volo, non ha obiettivi da indicare al paese. Come artisti che hanno finito il repertorio, le forze politiche che lo compongono non ci hanno immesso alcuna misura-simbolo.

Il M5s le aveva già esaurite col contratto precedente, il Pd nella scorsa, lunga legislatura dei tre governi. In più ci si è messo il dualismo ben noto da prima tra Conte e Di Maio, che ora non fanno nulla per nasconderlo, salvo giurare dopo ogni divergenza che va tutto bene. E così l’esecutivo si regge solo sulla percezione del nemico esterno, e su quel che ciascuno si aspetta di riscuotere, a cominciare dalla nuova legge elettorale. È così debole che durerà a lungo…

Leggi anche: