Alessandra Mussolini propone di «introdurre il reato di “ducefobia”»

La reazione della nipote del Duce alla provocazione della tifoseria scozzese in risposta al comportamento degli ultras laziali per le vie di Glasgow

Un plotone di tifosi della Lazio che marciano con il braccio teso a saluto romano per le vie di Glasgow, in Scozia, inneggiando al Duce. Un gesto che potrebbe essere riconducibile, per certi versi, all’ideologia politica di alcuni ultras laziali noti per essere di estrema destra (come dimostra questo video), che va a toccare nel vivo, forse anche più del solito, la tifoseria avversaria. Gran parte della curva del Celtic è infatti notoriamente di sinistra e antifascista.

In risposta al comportamento degli ultras laziali per le vie di Glasgow, i tifosi scozzesi hanno sventolato uno striscione che rappresentava un uomo appeso a testa in giù corredato dalla scritta «follow your leader», («seguite il vostro leader»).

Alessandra Mussolini, chiamata dall’AdnKronos a commentare quanto avvenuto durante la partita di Europa League tenutasi il 24 ottobre, ha definito lo striscione scozzese «un gesto violento di “ducefobia”, reato che ancora non esiste ma che propongo di inserire nel nostro ordinamento giudiziario». La nipote di Benito Mussolini ha aggiunto che «chi espone la foto o il disegno di mio nonno a testa in giù commette un atto di violenza che andrebbe perseguito».

Non è la prima volta che Mussolini si scaglia contro chi mostra immagini del nonno a piazzale Loreto. Il 30 marzo era iniziata una disputa tra lei e Jim Carrey proprio sullo stesso tema. L’attore aveva pubblicato l’illustrazione di due corpi appesi per i piedi e un commento: «Se volete sapere dove conduce il fascismo dovete chiedere a Mussolini e alla sua amante Claretta».

Alessandra Mussolini aveva dato del «bastardo» a Carrey prima di rinfacciare all’attore (canadese) i crimini commessi dagli Stati Uniti. Rispetto agli atteggiamenti dei tifosi bianco-azzurri invece, Mussolini ha minimizzato, «il tifo è di per sé estremista: sono ultras, no? Lo dice il nome stesso…».