Capitano Ultimo, il Tar blocca la revoca della scorta decisa dal Viminale

«Non ci risulta che la mafia sia stata sconfitta e chi si è battuto a lungo contro di essa ha il diritto di essere tutelato dallo Stato»

È stato sospeso in via cautelare il provvedimento con cui il ministero dell’Interno aveva revocato la scorta a Sergio De Caprio, il colonnello dei Carabinieri che ha arrestato, il 15 gennaio 1993, il boss di Cosa nostra Totò Riina e che, nell’ultimo periodo, nonostante i suoi appelli e una petizione su Change.org (con oltre 89mila firme), ha dovuto lottare per vedersi garantita la protezione da parte dello Stato italiano.

«Ogni giorno penso che qualcuno possa venirmi ad ammazzare. Ogni giorno lo penso, mi guardo intorno e sto attento. Ogni giorno sono pronto» aveva detto, di recente, in un’intervista a Le Iene.

Cosa è successo

A sospendere il provvedimento del Viminale è stato il Tar del Lazio a seguito di un ricorso presentato dal legale di Capitano Ultimo, Antonino Galletti. «Le nostre ragioni sono state accolte in sede d’urgenza e questo dimostra che il colonnello De Caprio vive in una condizione di pericolo concreto. Non ci risulta che la mafia sia stata ancora sconfitta e chi si è battuto a lungo contro di essa sacrificando la sua libertà e mettendo a rischio la vita ha il diritto di essere tutelato dallo Stato».

«Ringrazio l’avvocato e il Tar del Lazio, che evidentemente ritengono la mafia ancora un pericolo per i cittadini e la vita e la sicurezza del capitano Ultimo preziosa e in pericolo a differenza del prefetto Alberto Pazzanese direttore di Ucis e del generale dei carabinieri Giovanni Nistri» ha commentato lo stesso Capitano Ultimo. Il 3 dicembre si terrà l’udienza per la trattazione collegiale del ricorso in camera di consiglio.

I precedenti

A fine 2018 al Capitano Ultimo era stata revocata la scorta. Lui aveva fatto appello al Tar e il tribunale gli aveva restituito la protezione chiedendo, però, che il ministero dell’Interno intervenisse il prima possibile per una valutazione più approfondita del caso. La risposta? Il Viminale ha negato la scorta. Il colonnello è tornato a fare ricorso e i giudici gli hanno dato ragione. La partita rimane ancora aperta.

Foto in copertina: Giuseppe Lami per Ansa

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