Alitalia, Lufthansa pronta a investire «più di Delta» per entrare nella nuova azienda

L’azienda mette anche dei paletti piuttosto alti per il suo possibile ingresso

Svolta nel dossier Alitalia: in una comunicazione invitata a Ferrovie dello Stato e per conoscenza al Ministero dello Sviluppo economico, l’aviolinea tedesca Lufthansa ha annunciato di esser pronta a investire nella newco con una «somma considerevole». Si allarga così il giro di partner interessato al salvataggio dell’azienda, in virtù della proroga del Mise al 21 novembre per presentare le offerte.

La compagnia tedesca non ha menzionato cifre precise, ma secondo le prime indiscrezioni si tratterebbe di una somma fino a 200 milioni di euro. Un importo che sarebbe superiore a qualsiasi altro partner di mercato, Delta in primis. Se è vero che l’investimento di Lufthansa è superiore a quello della compagnia americana (125 milioni, pari a circa il 10% del capitale), le carte si rimescolerebbero. Nei prossimi giorni, l’ad di Fs, Gianfranco Battisti, andrà a Francoforte per incontrare il presidente di Lufthansa, Carsten Spohr.

Il ministero dello Sviluppo economico aveva deciso di prorogare la data per la presentazione delle offerte per il salvataggio dopo che la scadenza del 15 ottobre è passata senza un accordo tra i potenziali nuovi azionisti, Fs e Delta.

Le condizioni

Nella lettera, datata 29 ottobre e firmata dal direttore commerciale Harry Hohmeister, vengono poste alcune precondizioni per l’accordo. La prima è che l’azienda tedesca non soltanto sarà partner commerciale, ma dovrà entrare nel capitale di Alitalia. Inoltre, viene specificato che l’azienda tedesca e Alitalia diventerebbero «azionista di maggioranza».

Altre condizioni riguardano la a predisposizione di un piano industriale «praticabile»: «Un dimensionamento della flotta adeguato al mercato, un importante miglioramento della produttività di aerei e dipendenti, un piano di tagli ai costi significativo» – che significa, in definitiva, attuare dei tagli alla spesa. Si tratterebbe di effettuare tagli dei costi sulla flotta e sul personale (non prima che su questo intervento venga raggiunto un «accordo con le parti sociali», specificano).

Leggi anche: