Razzismo negli stadi? Due soluzioni (tecnologiche) che potrebbero aiutare a fermarlo

Qualche anticipazione l’avea già data Gabriele Gravina, presidente della Figc. In un’intervista, rilasciata due settimane prima di Verona-Brescia, aveva parlato di pannelli acustici

Un gesto fatto con entrambe le mani dall’arbitro. Un quadrato disegnato nell’aria per indicare il ricorso al Var. Un segnale che è arrivato per la prima volta nel campionato italiano con Juventus-Cagliari, disputata per l’esordio della stagione 2017-2018.

Il Video Assistant Referee ha cambiato il modo di arbitrare le partite, fornendo al direttore di gara uno strumento in più per chiarire tutte quelle decisioni dubbie che durante la settimana si sarebbero trasformate nel punto di partenza di tante discussioni, tra una pausa dalle lezioni in università e un caffè con i colleghi in ufficio.

E ora la tecnologia potrebbe cambiare ancora il modo in cui viene giocato, e visto, il calcio in Italia. La prima apertura è stata fatta da Gabriele Gravina, presidente dal 2018 della Figc. Era stato proprio lui a parlarne, in un’intervista rilasciata qualche settimana prima della partita Verona-Brescia che ha aperto il caso Balotelli.

I pannelli acustici che riescono a individuare ogni rumore

«I pannelli acustici una sorta di Var contro il razzismo? No, meglio del Var». Gravina ha parlato di una tecnologia, già «in dotazione all’antiterrorismo» in grado di identificare con esattezza la provenienza di un suono. In questo modo i responsabili potranno essere identificati e sanzionati.

«Faremo in modo che ci sia informazione sull’utilizzo di questo strumento per fa sì che i soggetti che hanno voglia di inquinare e contaminare la dignità del calcio italiano e internazionale sappiano che sono facilmente identificabili e quindi punibili».

Tempi e luoghi di sperimentazione non sono chiari. Certo, è difficile pensare che vengano utilizzati in qualsiasi stadio, visto che episodi di cori e insulti razzisti vengono riportati anche nelle partite tra bambini di dieci anni.

Il riconoscimento facciale, e la sperimentazione a Udine

I sistemi in grado di risalire all’identità di un individuo a partire da un’immagine non sono certo un’innovazione. In Cina questo sono stati installati in oltre l’80% degli aeroporti, negli Stati Uniti ci sono sistemi simili a New York, Miami, Boston e Atlanta. In Italia qualche sperimentazione è già in corso, come all’aeroporto di Linate che ha riaperto da poche settimane.

Negli stadi italiani questo sistema non è ancora diffuso e nemmeno è in programma. Eppure qualche sperimentazione, anche qui, è in corso. Allo stadio Friuli di Udine il riconoscimento facciale permette di identificare i tifosi che non possono accedere allo stadio. In caso di corrispondenza, viene avviato un allarme sonoro che permette di bloccare il tifoso.

Il sistema non è installato e non è nemmeno in funzione. Eppure una prova è stata fatta per la finale degli Europei di Calcio under 21, disputata tra Spagna e Germania il 30 giugno. Il direttore amministrativo e project manager dello stadio, Alberto Rigotto, ha spiegato però che la strada per arrivare rendere questo impianto omologato per gli stadi italiani è ancora lunga:

«Di comune accordo con la Polizia stiamo cercando di interloquire con il Ministero per avere tutte le autorizzazioni e poterlo installare».

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