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Privacy Instagram: i quattro errori che permettono agli sconosciuti che incontri per strada di trovarti online

04 Giugno 2026 - 09:07 Riccardo Lichene
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Il caso di una donna che è stata "trovata" su Instagram da uno sconosciuto che viaggiava sul suo stesso autobus. I consigli degli esperti per difendersi
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«Non l’avevo mai visto prima e non stavo usando Instagram, ma 10 minuti dopo che sono scesa dall’autobus mi sono ritrovata la sua richiesta di follow sul mio account secondario e senza foto. Com’è possibile?». La storia che una donna (nome utente Designer-Bass4661) ha raccontato su Reddit ha scatenato un acceso dibattito nel sub-reddit r/privacy perché l’autrice del post credeva di aver alzato tutti i muri possibili per proteggere la sua privacy sui social, ma è stata comunque “trovata” in pochissimo tempo da un completo sconosciuto. Grazie al contributo di altri utenti ed esperti di cybersicurezza, non solo è stato possibile ricostruire il metodo usato dallo sconosciuto, ma sono emerse anche diverse sviste e precauzioni non prese per quanto riguarda la sicurezza online.

Come gli estranei sfruttano i social

Leggendo le discussioni sul forum, è evidente che a causare la sorpresa e la frustrazione dell’autrice del post è stato il fatto che lei sia stata trovata tramite il suo account “burner” quindi un profilo senza foto, con meno di 10 follower e senza apparenti legami a lei. Il profilo, però, potrebbe non essere stato impostato correttamente: «Se è stata usata la stessa mail o lo stesso numero di telefono dell’account principale per fare la verifica iniziale, allora nell’algoritmo i due account sono collegati», spiega un utente. «E se sono collegati nell’algoritmo, allora il sistema di raccomandazione delle nuove persone da seguire li mostrerà entrambi a chi è nelle vicinanze» continua. Non solo, la donna ha poi confermato che, al momento dell’episodio, Instagram aveva accesso sia alla sua posizione sia al Bluetooth, altri due metodi con cui l’app di Meta traccia i suoi utenti.

Togliere Bluetooth, Wifi e localizzazione

Le piattaforme di social media hanno un sistema per suggerire nuove persone da seguire che sfrutta l’intera suite di dati che raccolgono. Agli albori, questi sistemi si basavano quasi unicamente sugli interessi e sugli amici degli amici, ora utilizzano anche la posizione dell’utente, le reti Wifi frequentate abitualmente e i dispositivi Bluetooth nelle vicinanze. «La definizione tecnica è che stanno effettuando un tracciamento dei contatti/della prossimità basato sul Bluetooth utilizzando la diffusione/il beaconing BLE» spiega un altro utente del forum. Questo vuol dire che se un’applicazione come Instagram ha accesso al Bluetooth, trasforma lo smartphone in un’antenna costantemente alla ricerca di altri dispositivi presenti nel database in modo da suggerire nuove possibili connessioni.

L’ipotesi identificazione facciale

Un altro metodo di identificazione, soprattutto negli spazi pubblici, sta prendendo piede: la ricerca tramite foto. Se lo sconosciuto fosse riuscito a scattare una foto della ragazza, «sarebbe riuscito con facilità a risalire sia alla sua identità sia al suo profilo» ha spiegato Henry Fisher, il CEO del sito specializzato in privacy online Techlore. Ci sono servizi come PimEyes progettati proprio per questo tipo di ricerche e Meta è al lavoro per integrare il riconoscimento facciale all’interno dei suoi smart glass Ray Ban per vedere il nome in tempo reale di chi è presente nel campo visivo. «Queste funzionalità esistono e non sono più appannaggio esclusivo degli hacker più esperti» ha detto Fisher.

Le conseguenze della disponibilità di massa di una tecnologia di questo tipo sono diverse e preoccupanti, soprattutto per quanto riguarda lo stalking, la sorveglianza o la cybersicurezza. «Siamo a un punto in cui chiunque incroci il tuo sguardo sull’autobus può trovarti in rete prima ancora che arrivi alla tua fermata. Da lì può imparare la tua routine, dove lavori e con chi trascorri il tuo tempo», conclude Fisher.

Come proteggere il proprio anonimato

Le tecnologie progrediscono in fretta, ma ci sono diverse contromisure che è possibile adottare per proteggere il proprio anonimato sia online sia nel mondo reale. Per prima cosa è fondamentale negare l’accesso alla localizzazione e al Bluetooth alle app che non ne hanno bisogno, social media in primis. Evitare di connettersi a reti Wifi pubbliche è un altro modo per lasciare meno impronte della vostra presenza in un luogo. Anche caricare il telefono alle prese usb pubbliche potrebbe comportare dei rischi di hacking: è sempre meglio usare il caricabatterie attaccato alla spina così nessun flusso di dati può entrare nel vostro dispositivo. Negare il consenso alla sincronizzazione dei contatti sui social media è un’altra contromisura efficace per stare alla larga da richieste di follow o di messaggio indesiderate.

Infine, e questa è una delle parti più difficili, bisogna fare in modo che foto pubblicate online non contengano per errore informazioni che non si vuole divulgare. Vestiti che si indossano spesso, fermate di mezzi pubblici abituali, targhe automobilistiche e posti di lavoro facilmente identificabili sono solo alcune delle informazioni tramite le quali uno sconosciuto può non solo trovarvi, ma anche seguirvi e perseguitarvi. «Ecco quanto è scarsa la tutela della privacy al giorno d’oggi» ha scritto la donna protagonista della vicenda, in fondo alla discussione, dopo aver letto i consigli di esperti e utenti. «Immagino che dipenda solo da noi rafforzarla il più possibile, ma mi pento di essere stata sui social fin da giovane, ci sono troppe informazioni di me in giro».

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