La Gen Z riceve 140 notifiche al giorno, i Boomer solo 22. Ma tutti si sentono sopraffatti: gli effetti sulla mente

I giovani della Gen Z ricevono in media fino a 140 notifiche al giorno, pari a circa una ogni 10 minuti. L’80% degli utenti dichiara di sentirsi sopraffatto dalle notifiche del telefono. Ne consegue un bombardamento costante di stimoli digitali che alimenta una percezione di urgenza permanente e una frammentazione dell’attenzione lungo l’intero arco della giornata. È quanto emerge da un esperimento condotto da Unobravo sulla base di rilevazioni reali della funzione Screen Time degli iPhone, monitorate nell’arco di quattro settimane. Tra tutte le fasce d’età analizzate, la Gen Z risulta la più esposta.
Dalla Gen Z ai Boomer: il divario generazionale delle notifiche
Il fenomeno, però, non riguarda solo ed esclusivamente i più giovani. In termini complessivi, gli utenti ricevono circa 126 notifiche al giorno. Ma anche qui emergono differenze significative tra le generazioni. La Gen Z guida la classifica con 140 notifiche quotidiane, un valore superiore del 137% rispetto alla Generazione X. I Millennials si collocano subito dietro, con una media di 124 notifiche al giorno, ovvero una ogni 12 minuti. Più distanziate le generazioni più mature. La Gen X si ferma a 59 notifiche quotidiane (una ogni 24 minuti), mentre i Baby Boomers registrano 22 notifiche al giorno, cioè una ogni 65 minuti circa.
WhatsApp, Instagram e Gmail: le app che generano più interruzioni
Tra le principali fonti di interruzione spiccano WhatsApp, Instagram e Gmail. L’insieme delle notifiche e dei messaggi in sospeso contribuisce a rafforzare l’idea di una reperibilità continua, quasi obbligata. Le app di messaggistica, in particolare WhatsApp e Messages, rappresentano il nucleo più attivo delle interruzioni quotidiane, alimentando l’aspettativa di risposte rapide e costanti. Invece i social, Instagram in primis, tendono a generare un flusso più frammentato ma persistente, che porta a controlli frequenti e ripetuti dello smartphone. Le e-mail, soprattutto tramite Gmail, introducono infine la dimensione lavorativa, che spesso si sovrappone a quella privata senza una vera separazione.
Ti potrebbe interessare
- Strage di Modena, Paolo Crepet a Open: «Serve la perizia psichiatrica su El Koudri. Che in passato abbia avuto problemi non significa nulla»
- I giovani della Gen Z comprano casa con gli amici per aggirare la crisi. Ma il co-buying ha dei rischi da considerare: ecco quali
- Cos’è lo «stipendio emotivo» e perché un giovane su due lascerebbe un lavoro ben pagato ma poco attento al suo benessere
Il peso invisibile delle notifiche non lette

Un altro aspetto rilevante riguarda le notifiche non lette, spesso trascurate ma potenzialmente fonte di stress. In media, ogni utente accumula oltre 5.400 notifiche non aperte, segnale di una crescente difficoltà nel gestire il sovraccarico informativo quotidiano. Le differenze tra generazioni restano marcate. La Gen Z registra nuovamente i valori più alti, con oltre 8.200 notifiche non lette in media, seguita dai Millennials con circa 2.200. Molto più bassi, ma comunque non trascurabili, i numeri della Gen X, che si aggirano intorno alle 94 notifiche non aperte. Questo accumulo può tradursi in una sensazione persistente di incompiutezza e pressione mentale. Anche quando non vengono consultate, le notifiche restano visibili e funzionano come un promemoria costante di attività da svolgere, rendendo più difficile staccare realmente la spina.
Cos’è la «notification fatigue» e perché sovraccarica il cervello
«La notification fatigueè una forma di affaticamento mentale sempre più diffusa, legata all’esposizione continua a notifiche e interruzioni digitali. Ogni notifica, anche la più breve, richiede al cervello di cambiare focus, generando nel tempo una sensazione di urgenza costante e un aumento dei livelli di stress», spiega la psicoterapeuta Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo.
Dallo stato di allerta alla perdita di attenzione: gli effetti sulla mente
«Questo flusso continuo di stimoli può rendere più difficile concentrarsi, ma anche rilassarsi, perché la mente rimane in uno stato di allerta anche nei momenti di pausa. Per questo motivo è importante adottare alcune strategie per gestire in modo più consapevole le notifiche», afferma la psicoterapeuta.
Come ridurre lo stress da cellulare: i consigli della psicologa
Sono diverse le piccole strategie che si possono adottare per provare ad arginare le conseguenze. «Ad esempio, può essere utile disattivare quelle non essenziali, così da ridurre le interruzioni superflue e stabilire momenti precisi della giornata in cui controllare il telefono, evitando di farlo in modo compulsivo», consiglia Pezzella. «Anche l’utilizzo della modalità “Non disturbare”, soprattutto durante il lavoro o prima di dormire, può aiutare a proteggere i momenti di concentrazione e riposo. Infine, separare le app di lavoro da quelle personali consente di creare confini più chiari tra vita professionale e tempo libero, riducendo la sensazione di essere sempre reperibili», conclude la psicoterapeuta.

