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Praga, in 300mila in piazza per chiedere le dimissioni del premier Babis – Le immagini

16 Novembre 2019 - 21:31 Redazione
epa08001699 epa08001667 A demonstrator on a roof waves a flag as he looks down at thousands of others gathering to protest against Czech Prime Minister Andrej Babis, a day before the 30th anniversary of the so-called 'Velvet Revolution', at the Letna plain in Prague, Czech Republic, 16 November 2019. Tens of thousands of people were demanding the resignation of Babis due to alleged conflicts of interest involving his former Agrofert conglomerate he founded. According to chairman of the 'Million Moments for Democracy', Mikulas Minar, who organized the protest, Babis is abusing media and political power to profit his companies. The Czech Republic celebrates the 30th anniversary of their 'Velvet Revolution' commemorating the events of 17 November 1989, when waves of peaceful protests in both Czech and Slovak cities lasting ten days eventually brought down the Communist Government.  EPA/MARTIN DIVISEK  EPA-EFE/MARTIN DIVISEK
Trent'anni dopo la rivoluzione di velluto, i cechi chiedono ancora democrazia
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Trecentomila persone secondo gli organizzatori, 200.000 per la polizia, hanno manifestato a Praga oggi, 16 novembre, per chiedere al premier Andrej Babis di dimettersi. Nel giorno dell’anniversario della “Rivoluzione di velluto” che aveva portato nel 1989 al crollo del regime comunista che governava l’allora Cecoslovacchia, i cittadini hanno marciato pacificamente nella zona di Letna.

Foto: Epa

Quello che li ha portati a chiedere le dimissioni del premier è un presunto conflitto d’interesse da parte di Babis tra il suo ruolo di premier della Repubblica Ceca e quello di titolare della holding agro-alimentare Agrofert. Il primo ministro è infatti stato accusato di aver usato fondi europei per la sua attività privata. I manifestanti hanno dato al premier conservatore tempo fino alla fine dell’anno per scegliere se sbarazzarsi della holding o dimettersi.

Foto: Epa

Se non scegliesse, i giovani organizzatori dell’associazione “Un milione di momenti per la democrazia” sono pronti a convocare nuove manifestazioni di massa. I manifestanti hanno cantato: «Siamo qui», uno degli slogan intonati 30 anni fa. Tra chi ha preso la parola, anche ex dissidenti che avevano partecipato alle contestazioni degli anni ’80.

Allora le piazze gridavano contro un governo autoritario, ora contro uno che è stato democraticamente eletto. Ma i manifestanti sono convinti che andare alle urne ogni 4 anni non basta: serve molto altro per formare una democrazia.

Foto: Epa

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