Italia, 1 milione 800 mila le famiglie in povertà assoluta secondo la Caritas. E i giovani colpiti di più degli over 64

La mini-ripresa, il calo della disoccupazione e il reddito di cittadinanza non sembrano essere stati di molto aiuto alle oltre 5 milioni di persone in povertà

Povertà assoluta e rischio di povertà: i dati che emergono dall’ultimo rapporto Caritas su Povertà e Esclusione sociale, presentato sabato 15 novembre al Festival dell’economia civile, sono preoccupanti. Non soltanto perché l’altissimo numero di persone in povertà assoluta in Italia – si parla di 1 milione 800mila famiglie (il 7% dei nuclei familiari) per un totale di oltre 5 milioni di individui (l’8,4% della popolazione) – dato che non è diminuito rispetto all’anno precedente, ma anche perché l’Italia continua ad essere il fanalino di coda in Europa. 

Questo nonostante gli indicatori economici siano migliorati negli ultimi anni: il tasso di disoccupazione complessivo è passato dall’11,2% al 10,6%, il Pil ha raggiunto quota 29.100 euro (dai 28.400 del 2017) e il tasso di Neet – “Not in employment, education or training” – è passato dal 25,5% al 24,8%.

La povertà in Italia

La povertà in Italia non aumenta, ma non declina neppure, nonostante i giorni peggiori della crisi siano – per il momento almeno – alle nostre spalle. Il 2018 non ha portato netti miglioramenti rispetto all’anno precedente, anzi: nel 2017 il 6,9% dei nuclei famigliari e l’8,4% degli individui erano in povertà assoluta, una percentuale leggermente inferiore al 2018.

Il trend a lungo termine è quello di un aumento nel numero dei poveri: dal 2007 è cresciuto di ben +181% (+121% sulle famiglie). Si tratta di persone e di famiglie impossibilitate «ad accedere a quel paniere di beni e di servizi che nel contesto nazionale garantisce una vita dignitosa; sono persone dunque che non hanno lo stretto necessario per vivere in modo decoroso».

Si conferma inoltre il divario tra Nord e Sud: nelle regioni di Sud e Isole l’incidenza della povertà assoluta raggiunge rispettivamente l’11,1% e il 12,0% a fronte di valori migliori nelle regioni centrali (6,6%) e settentrionali (6,8%).

Rapporto Caritas

La povertà incide di più sui giovani. Aumentano anche i working poor

La povertà ha anche un carattere anagrafico: colpisce di più i giovani rispetto ai pensionati. Dal 2017 al 2018 l’incidenza della povertà assoluta nella fascia 18-34 anni è aumentata dell’8,0%, e rispetto agli anni pre-crisi ad oggi è più che quadruplicata. Tra gli over 64 invece è andata diminuendo dal 2007 al 2018.

Aumenta anche la povertà tra chi lavora, i cosiddetti working poor. Si tratta di fenomeno globale causato principalmente da un mancato aumento dei salari che ha assunto però una dimensione più drammatica in Italia dove i salari reali sono calati del 2% tra il 2009 e il 2018, dopo essere cresciuti del 7,3% tra il 200 e il 2009. Tre le famiglie di operai la poverà assoluta è aumentata di ben +624% rispetto al 2008.

Il quadro europeo: rischio di povertà

In Europa il quadro è complessivamente migliore. Cala il numero di persone a rischio povertà – non in povertà assoluta – rispetto ai livelli pre-crisi di circa dieci anni fa. Nel 2018 sono circa 109,2 milioni di persone – pari al 21,7% della popolazione dell’Ue – a rischio di povertà o di esclusione sociale, ovvero circa 14 milioni in meno rispetto al picco del 2012 di 123,8 milioni di persone.

Si tratta però di un risultato comunque al di sotto della riduzione prevista dall’Obiettivo2020 dell’Unione europea che puntava a ridurre di almeno 20 milioni di unità il totale delle persone a rischio. In questo quadro, l’Italia si classifica al sesto posto dal basso per con circa 27,3% della popolazione a rischio.

Si tratta di circa 6 punti percentuali in più rispetto alla media Ue (21,7%). Peggio dell’Italia ci sono soltanto: Bulgaria (32,8%), Romania (32,5%), Grecia (31,8%), Lettonia (28,4%) e Lituania (28,3%). Meglio di noi la Spagna (26,1%) che è settima.

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