Scontro Pd-M5S sullo Ius soli. Crepa nel governo o gioco delle parti?

Asse Movimento 5 Stelle e centrodestra contro l’iniziativa di Zingaretti. La proposta sulla cittadinanza ai nuovi italiani e le dinamiche interne al Pd

La nuova bomba all’interno del governo, che non gode di buonissima salute nei sondaggi e deve affrontare la delicatissima crisi dell’ex Ilva, si chiama ius soli. Dopo l’apertura al provvedimento del segretario Zingaretti, dal M5S, è arrivata a strettissimo giro, altrettanto chiara, la chiusura direttamente dalle parole del capo politico Di Maio, che si è detto, senza mezzi termini, «sconcertato» per l’iniziativa.


Non si è fatto attendere, come prevedibile, il commento di Matteo Salvini, pronto «a dare battaglia, dentro e fuori il Parlamento, per fermare lo Ius soli». Ma sul tema tutto il centrodestra sembra compatto e sembra volersi infilare nella crepa all’interno dell’esecutivo creata dallo stop deciso al provvedimento arrivato dal Movimento. Meloni, Gelmini e Toti hanno fatto eco alle parole del leader leghista.

Comunanza di intenti fra centrodestra e M5S che sembra ancora più solida dopo le ulteriori precisazioni di Di Maio, che nella serata di ieri ha incalzato, con parole che sembrano un’ulteriore strizzata d’occhio all’ex alleato: «Qui siamo all’assurdo che si vuole fare lo Ius soli da una parte e togliere Quota 100 dall’altra per ritornare alla legge Fornero. Mi sembra un po’ eccessivo». L’affondo al Pd, ma anche a Italia Viva (che ha presentato un emendamento per l’abolizione di quota 100): e la conferma dell’intenzione di non voler toccare il provvedimento bandiera della Lega che ha visto la luce durante il governo gialloverde.

Guerra aperta nel governo o equilibri interni al Pd?

Guerra aperta quindi nel governo sulla cittadinanza ai nuovi italiani? Un nuovo asse Lega-M5S? Ad una prima lettura sembrerebbe di sì, ma può essere utile cercare di spostare il punto di vista e guardare nella direzione da cui è partita l’iniziativa. La dichiarazione di Zingaretti arriva nella giornata dell’Assemblea Nazionale del Partito democratico che ha approvato il nuovo statuto. Ma non solo. È dalla stessa assemblea che è arrivata l’ufficializzazione della posizione del partito sullo Ius soli.

A esultare, come per una vittoria personale, per il sì del parlamentino dem al provvedimento sulla cittadinanza agli stranieri in Italia è, con un tweet, Matteo Orfini: «L’assemblea del Partito democratico accoglie i nostri ordini del giorno. Da oggi abrogare i decreti sicurezza, approvare lo ius culturae e la parità salariale tra donne e uomini, combattere i tirocini gratuiti e rifiutare il giustizialismo diventano battaglie del Pd. Una vittoria di tutti».

Una rivendicazione che, dicono i ben informati nel Pd, sarebbe la chiave di lettura della vicenda. Una sorta di concessione del segretario all’area dell’ex presidente del Pd, la cui influenza, soprattutto nei gruppi parlamentari, non è affatto trascurabile forse ancora di più oggi dopo la scissione dei renziani di Italia Viva.

Matteo Orfini e Matteo Renzi giocano alla Playstation in attesa dei risultati delle elezioni amministrative del giugno del 2015. Allora Renzi era presidente del Consiglio e segretario del Pd, mentre Orfini ricopriva il ruolo di segretario del partito – Foto Twitter @nomfup

Il gioco delle parti interno ai dem, naturalmente, apre la strada al posizionamento dei 5 Stelle, che in una versione ribaltata del ruolo nel governo gialloverde, cercano di recuperare consenso a destra: cioè sul fronte da cui, stando a molti sondaggi, arriva l’emorragia di voti. Per quanto riguarda la sostanza e il futuro di una legge sullo Ius soli, la strada, dall’approvazione di un ordine del giorno nell’assemblea del Pd a un voto definitivo in Parlamento, sembra, stando ai numeri e alle priorità reali più che ideali dell’esecutivo, molto, molto in salita.

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