Fondazione Open, per i pm «le società di Carrai utilizzate per dirottare fondi all’estero»

Gli inquirenti ora vogliono verificare che tipo di legame ci fosse tra le società di Carrai (Wadi Ventures Management e Wadi Ventures Sca) e Open, dato che tra i soci di Wadi ci sono finanziatori della fondazione

Che la Wadi, di cui è socio Marco Carrai, fosse legata alla Fondazione Open e servisse per dirottare fondi all’estero era un’ipotesi che è subito circolata dopo l’apertura dell’inchiesta sulla Fondazione nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi. Ora però non è solo un sospetto, ma il nome della società compare scritto nero su bianco sugli atti dei pm.

Gli inquirenti vogliono verificare che tipo di legame ci fosse tre le società di Carrai, che sono di fatto due (Wadi Ventures Management e Wadi Ventures Sca) e Open, dato che la Wadi Ventures Sca «risulta destinataria di somme di denari provenienti, fra gli altri, da investitori italiani già finanziatori di Open e collegati a Carrai», come riporta il Corriere della Sera.

Inoltre «risulta che i soggetti presenti nelle compagini delle due società di diritto lussemburghese ricorrano, insieme all’indagato (Carrai ndr), anche all’interno di altre società italiane» che risultano tutte collegate allo stesso membro del consiglio di amministrazione di Open.

Tra i soci di Wadi ci sono finanziatori della Fondazione Open. È il caso, per esempio, di Davide Serra e del manager Fabrizio Landi: quest’ultimo è stato nominato nel cda di Finmeccanica durante il governo Renzi, come riporta La Stampa.

Più diventano evidenti i legami tra Open e Wadi, più aumenta il sospetto dunque che la società lussemburghese servisse appunto per dirottare fondi all’estero. Al momento gli unici indagati sono Marco Carrai e Alberto Bianchi (ex presidente della Fondazione Open), ma già questa settimana potrebbero avere inizio gli interrogatori dei testimoni.

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