Mes, la bozza della maggioranza: esclusa la ristrutturazione del debito

In una prima bozza, il Governo si impegna ad «assicurare l’equilibrio complessivo dei diversi elementi al centro del processo di riforma dell’Unione economica e monetaria, approfondendo i punti critici del pacchetto di riforme»

Il governo Conte bis è al lavoro per mettere a punto la risoluzione sul Mes, il Meccanismo Europeo Salva Stati, su cui mercoledì prossimo alle 9,30 il premier Conte comunicherà all’Aula della Camera in vista del Consiglio Ue del 12 e 13 dicembre.

Nella prima bozza si legge che il Governo intende assicurare «l’equilibrio complessivo dei diversi elementi al centro del processo di riforma dell’Unione economica e monetaria – cosiddetta logica di “pacchetto” Mes, Bicc, Unione bancaria – approfondendo i punti critici del pacchetto di riforme».

La maggioranza di governo ritiene necessario «lavorare nell’Unione Europea» al fine di poter fare «un significativo passo avanti nel negoziato sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027, avvicinandosi al compromesso finale per evitare ritardi che potrebbero avere gravi ricadute sulla programmazione e l’efficiente impegno delle risorse per la coesione sociale e territoriale senza pregiudicare la qualità del risultato finale». 

Nel testo si prevede «il pieno coinvolgimento del Parlamento in una eventuale richiesta di attivazione del Mes». Ma gli alleati di governo del M5s e del Pd sono ancora al lavoro per sciogliere due nodi fondamentali. Da un lato l’esclusione dell’automatismo sulla ristrutturazione del debito, dall’altro la restrizione sui titoli di Stato. 

Il nodo della ristrutturazione del debito

Tra i primi punti di impegno indicati nella bozza dal governo vi è l’esclusione di «qualsiasi elemento che implichi una ristrutturazione automatica del debito pubblico».

Ciò si tradurrebbe nell’imposizione di paletti nei confronti dell’Unione europea, affinché non possa imporre ai Paesi che potrebbero far ricorso al Fondo Salva Stati all’imposizione della ristrutturazione del debito pubblico, che comporterebbe la totale perdita di valore dei titoli di Stato.

Il nodo sui titoli di Stato

E proprio sui titoli di Stato la maggioranza, secondo la bozza, si impegna ad «escludere interventi di carattere restrittivo sulla dotazione di titoli sovrani da parte di banche e istituti finanziari, e comunque la ponderazione dei titoli di Stato, attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale».

Questo nodo su cui convergere impedirebbe, in sostanza, la ponderazione dei titoli del debito pubblico in base al rating del Paese da cui sono stati emessi, rischiando – in extremis – di mettere in ginocchio il sistema bancario dello Stato.

Inoltre, si legge ancora nella bozza, tra gli impegni del governo Conte bis indicati nella bozza di risoluzione sul Mes viene esplicitata la volontà di «condizionare l’adozione di ogni decisione vincolante in merito alla revisione del Mes alla finalizzazione, ancora non conclusa, del suo processo di riforma attraverso la definizione delle regole e delle procedure delle Clausole di azione collettiva evitando l’applicazione dei principi della single limb Cacs».

Le reazioni della politica

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha specificato che è stato «chiarito con molta nettezza che alcune condizioni sull’Unione bancaria erano inaccettabili», tant’è che «di fatto si è deciso per il rinvio» della firma del documento.

Gualtieri, tuttavia, si dice speranzoso per il voto di mercoledì in aula: «Auspico che ci sia una risoluzione positiva che guardi in avanti e che raccolga il sostegno delle forze responsabili, anche non della maggioranza». 

Ma mentre il ministro dell’Economia si mostra ottimista, alcune fronde del Movimento 5 Stelle continuano a creare tensione e a far traballare la maggioranza di Governo. Perché sebbene verso l’esterno vi siano rassicurazioni sulla compattezza dei pentastellati, i 5 Stelle potrebbero non riuscire a raccogliere voti sufficienti al Senato.

Ed è proprio a questa fronda che il leader della Lega Matteo Salvini strizza l’occhio: «Ci sono tanti eletti ed elettori del Movimento 5 Stelle che sono coerenti e non vogliono il Mes». E al coro si è unito anche il capogruppo in Senato della Lega Massimiliano Romeo, che dagli scranni dell’aula di Palazzo Madama lancia dure accuse all’esecutivo giallorosso. 

«Fatevi un esame di coscienza – dichiara il leghista rivolgendosi ai colleghi del Partito Democratico e del M5s in aula – perché così non si può andare avanti. A settembre dicevate che sareste andati al governo per evitare l’esercizio provvisorio e invece in esercizio provvisorio rischiate di andarci per la vostra incapacità di governare. Avete fatto quasi più vertici di maggioranza che emendamenti alla manovra».

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