Morte di Soleimani, primo cyberattacco contro gli Usa: su 150 siti americani il volantino in memoria del generale

La reazione al raid in Iraq non si è fatta attendere: i primi a colpire sarebbero stati gli hacker dell’Advanced Persistent Group

La rappresaglia contro gli Stati Uniti dopo la morte del generale Soleimani nel raid americano in Iraq sarebbe già arrivata con cyberattacco contro almeno 150 siti Usa, che sono stati defacciati dai sostenitori del regime degli Ayatollah con un volantino in memoria del generale ucciso.

«Per alcuni l’allarme sarebbe concreto – ha detto all’Agi l’esperto di sicurezza informatica Arturo di Corinto – proprio a causa del modus operandi degli hacker di stato islamici che avrebbero già infiltrato le infrastrutture critiche dell’avversario e di potenziali altri bersagli alleati degli Stati Uniti».

Gli hacker, noti come Minacce avanzate persistenti (Advanced Persistent Group), sono quelli che preoccupano di più gli analisi, sostiene di Corinto, proprio per la tecnica che usano di infiltrare i sistemi e stare quieti fino al momento giusto per un attacco.

«Gli iraniani però non sono gli unici a usarli. I componenti di questi gruppi di hacker esperti provengono spesso dal mondo dell’intelligence e sono usati dagli stati per spiarsi a vicenda, influenzare le dinamiche politiche e destabilizzare l’economia degli avversari usando sofisticate strategie».

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