Iran, folla oceanica al corteo funebre per Soleimani. «Taglia da 80 milioni di dollari sulla testa di Trump» – Video

Durante i 3 giorni di lutto nazionale proclamati dall’ayatollah Khamenei, le tensioni tra Usa e Iran continuano a crescere esponenzialmente. E l’Ue invita Zarif a Bruxelles

Una processione funebre in onore del comandante Qassem Soleimani, il generale iraniano ucciso in un attacco americano a Baghdad venerdì 3 gennaio, è in corso ad Ahvaz, città nella provincia del Khuzestan, in Iran.

Durante la funzione funebre a Teheran, l’annunciatore della cerimonia e alcuni tra i partecipanti hanno suggerito che ogni iraniano dovrebbe versare un dollaro per raccogliere una taglia da 80 milioni di dollari, «da elargire a chiunque consegni la testa dell’uomo pazzo con i capelli giallastri», alludendo al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il corpo Soleimani è arrivato sabato all’aeroporto internazionale di Ahvaz, insieme alle salme dei 7 soldati uccisi nello stesso raid. I corpi saranno trasportati nella città santa di Mashhad nel pomeriggio di oggi, domenica 5 gennaio, per un’altra cerimonia funebre.

Secondo i funzionari iraniani, le cerimonie continueranno a Teheran lunedì mattina, e poi a Qom lunedì sera. La Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, aveva proclamato 3 giorni di lutto nazionale.

Il generale Soleimani verrà sepolto martedì pomeriggio nella sua città natale, Kerman, secondo le sue volontà. I corpi di Al-Muhandis e di altre persone uccise nell’attacco degli Stati Uniti sono stati consegnati in Iran per test di identificazione del DNA.

Tensioni Iran-Usa

Dopo gli attacchi Usa al cuore dell’Iran, nel paese mediorientale sono esplose le proteste al grido di «A morte l’America», con roghi di bandiere statunitensi e israeliane.

Alle minacce iraniane, il presidente statunitense Donald Trump aveva risposto dichiarando che «se l’Iran colpirà qualche americano o obiettivi americani», gli Usa si difenderanno prendendo di mira «52 siti iraniani», che rappresentano i 52 ostaggi americani presi dall’Iran 40 anni fa.

La risposta non si è poi fatta attendere. Il vice capo delle guardie rivoluzionarie, il generale Mohammadreza Naghdi, citato da Farsnew, ha dichiarato che «se le forze americane vogliono rimanere in vita, dovrebbero evacuare le loro basi militari nella regione e andarsene».

«La rappresaglia da parte dell’Iran e dei comandanti della resistenza di fronte all’assassinio da parte degli Stati Uniti del capo delle forze di Qod Ghassem Soleimani è certa, incontrollabile e dolorosa – ha aggiunto, citando gli aggettivi usati da Trump – e gli americani farebbero meglio a smettere di inviare messaggi per invitare l’Iran a non vendicarsi».

Il generale Abdolrahim Moussavi, comandante dell’esercito iraniano, citato dall’agenzia iraniana ufficiale Irna, ha poi espresso dubbi sul fatto che gli Stati Uniti abbiano davvero il «coraggio» di colpire 52 siti in Iran.

«Dicono questo genere di cose per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale dal loro atto odioso e ingiustificabile», ha aggiunto Moussavi, in riferimento all’omicidio di Soleimani.

A parlare è stato anche il ministro degli esteri iraniano, Javad Zarif, che su Twitter ha scritto: «Colpire siti culturali sarebbe un crimine di guerra. Dopo le gravi violazioni della legge internazionale con i vigliacchi omicidi di venerdì scorso, Trump minaccia di commettere nuove violazioni della “jus cogens” (la norma del diritto internazionale a tutela di valori considerati fondamentali per un Paese, ndR)».

«Non importa se dia calci o urli – conclude Zarif – la fine della presenza maligna degli Usa in Medio Oriente è iniziata».

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