Immigrazione, in arrivo una sanatoria degli irregolari? Lamorgese conferma l’impegno del governo

«È di tutta evidenza come la materia delle cosiddette regolarizzazioni sia di particolare complessità», dice la ministra

Nato su premesse di discontinuità, per scongiurare l’aumento dell’Iva sì, ma anche in risposta al sovranismo di Matteo Salvini e della sua Lega, il governo giallorosso, il Conte II, in carica da settembre non ha ancora messo mano ai decreti sicurezza voluti dall’ex ministro dell’Interno e di fatto cifra stilistica del Conte I, esecutivo a trazione leghista. È nella lista dell’esecutivo, aveva assicurato il premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa di fine anno. Con quale grado di priorità?


Tra i tanti effetti introdotti dai decreti sicurezza ce n’è uno che sta ricominciando a far discutere: quello dell’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Una stretta che parte da ottobre, destinata a far aumentare il numero di irregolari (e di emarginati) presente nel nostro Paese a detta di molti osservatori: non solo i titolari di protezione umanitaria e ma anche tutti coloro che che non si vedranno rinnovare il permesso alla prima scadenza. Una situazione che è oggi oggetto di un’interrogazione del deputato di +Europa Riccardo Magi a cui la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha risposto nel corso del Question Time a Montecitorio.

Sanatoria? Forse

Prevede il governo quella che in gergo giornalistico verrebbe chiamata “sanatoria”, «un provvedimento che, a fronte dell’immediata disponibilità di un contratto di lavoro, consenta la regolarizzazione dei cittadini stranieri irregolari già in Italia, prevedendo all’atto della stipula del contratto, il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio di un permesso di soggiorno per il lavoratore»? Non è escluso, risponde in sostanza la ministra Lamorgese. Anzi.

«In seguito all’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, si è assistito all’aumento dei dinieghi alle richieste di asilo – l’80% del totale nel 2019 contro il 67% del 2018 – e all’aumento del numero di nuovi irregolari presenti nel Paese, i quali difficilmente verranno rimpatriati, come dimostrano i dati sul numero dei rimpatri eseguiti», dice Magi nella sua interrogazione.

In attesa di una riforma strutturale, sottolinea Magi, «un provvedimento straordinario di emersione dall’irregolarità rivolto ai cittadini stranieri, che hanno un lavoro ma non hanno i documenti per essere assunti, costituirebbe una vera e propria ‘operazione legalità’». Non solo, dice il deputato radicale: Con l’emersione di 400mila persone (ovvero di una parte dei circa 600-700mila irregolari stimati sul territorio nazionale) «si otterrebbero circa 1 miliardo di euro di gettito fiscale e oltre 3 miliardi di maggiori contributi previdenziali».

Già in sede di approvazione della legge di bilancio, ricorda la titolare del Viminale, il Governo «si è impegnato a valutare l’opportunità di varare un provvedimento» simile. D’altro canto, dai tempi del governo allora guidato da Silvio Berlusconi, tra il 2002 e 2012 sono state regolarizzate in Italia quasi un milione di persone.

«È di tutta evidenza come la materia delle cosiddette regolarizzazioni sia di particolare complessità», chiosa Luciana Lamorgese. «L’intenzione del Governo e del ministero dell’interno è quella di valutare le questioni poste all’ordine del giorno», nel quadro più generale «di una complessiva rivisitazione delle diverse disposizioni che incidono sulle politiche migratorie e sulla condizione dello straniero in Italia».

«L’emersione di questi lavoratori risponderebbe alle esigenze del sistema produttivo italiano e porterebbe notevoli risorse in termini di gettito fiscale e contributivo», dice Magi a Open. «Nessuno Stato democratico può consentirsi di avere nel proprio Paese 700mila cittadini che sono dei fantasmi e degli irregolari, e che, magari, hanno un datore di lavoro pronto ad assumerli domani. I benefici per la collettività quindi sarebbero molteplici, anche in termini di maggiore sicurezza per tutti».

Nel limbo

A vivere nell’incertezza, secondo quanto riporta Redattore Sociale, sono almeno almeno 1.400 richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria in tutta Italia. A dicembre una circolare del Viminale ricordava che, ai sensi del primo decreto sicurezza, nel sistema Siproimi (ex Sprar) possono ora essere accolti solo i minori non accompagnate e le persone che godono dello status di protezione internazionale. Il resto rischia di essere messo alla porta in pieno inverno: per questo il ministero dell’Interno aveva a stretto giro – e in seguito alle polemiche – emesso una nuova nota in cui si spiegava che gli enti gestori potevano decidere di prolungare l’assistenza facendo ricorso ai fondi europei Fami.

Una proroga, di fatto, di sei mesi: resta il rischio che a giugno migliaia di persone perdano il diritto all’accoglienza e finiscano per strada. Per questo già ieri, 14 gennaio, nel corso di un’intervista a Otto e Mezzo Lamorgese aveva parlato della possibilità di una modifica al decreto sicurezza per ampliare le tipologie di protezione umanitaria.

«Va ampliata la categoria dei permessi umanitari per evitare quanto stava per succedere a dicembre, ovvero che chi era senza permesso finisse per strada», dice la ministra al programma condotto da Lilli Gruber. «Oltre a recepire i punti indicati dal presidente della Repubblica, va fatto anche un discorso più complessivo. Come permessi umanitari eravamo arrivati al 28 per cento contro il 3-4 per cento di altri Paesi ma limitare al massimo questa forma di protezione non va bene». Non quindi un ritorno a tutti gli effetti alla protezione umanitaria, ma – come per prima ha ricostruito Repubblica – allo studio del Viminale ci sarebbero ulteriori forme di protezione speciale, oltre a quelle che hanno sostituito l’umanitaria, per aumentare la percentuale di persone da proteggere.

In copertina la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese in aula alla Camera durante il question time, Roma, 18 dicembre 2019. ANSA/Angelo Carconi

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