L’arresto di Carola Rackete non era legittimo, la Cassazione boccia il ricorso dei pm

Confermata l’ordinanza di scarcerazione per la comandante della nave Sea Watch3. La capitana: «Verdetto importante per tutti. Nessuno dovrebbe essere perseguito per aiutare le persone bisognose»

È stato rigettato dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione il ricorso della Procura di Agrigento contro l’ordinanza che lo scorso 2 luglio ha rimesso in libertà Carola Rackete, la comandante della nave Sea Watch3 che la sera del 28 giugno ha attraccato al porto di Lampedusa senza rispettare il blocco della guardia di finanza per far sbarcare i migranti a bordo da giorni.

La Cassazione ha respinto il ricorso della Procura e ha dato ragione alla giudice per le indagini preliminari di Agrigento Alessandra Vella che, escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra che era stato contestato alla capitana della Sea Watch, non aveva convalidato l’arresto di Carola Rackete.

«La Corte Suprema italiana ha confermato oggi che non avrei dovuto essere arrestata per aver salvato delle vite», twitta Rackete. «Questo è un verdetto importante per tutti gli attivisti di salvataggio in mare! Nessuno dovrebbe essere perseguito per aiutare le persone bisognose».

«Adesso sappiamo con certezza che avevamo ragione noi: Carola Rackete non andava arrestata», queste le parole del legale di Rackete, l’avvocato Leonardo Marino, rilasciate all’Adnkronos.

«Vedremo adesso se la Procura di Agrigento darà seguito a questa pronuncia della Cassazione – continua – o se andrà avanti su questa sua tesi, che riteniamo folle. Arrestata perché aveva salvato vite umane».

E ancora: «In quel periodo ricordo una particolare tensione politica e adesso siamo felici per l’esito di questa vicenda. I giudici della Cassazione hanno dato ragione a noi».

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