Tunisia, morta a 36 anni la blogger Lina Ben Mhenni: è stata la voce della rivoluzione dei Gelsomini

Per lei il presidente della Repubblica tunisino Kais Saied ha decretato i funerali di Stato. Le esequie solenni si svolgeranno oggi al cimitero di Djellaz, il più importante della capitale

È morta a soli 36 anni la popolare blogger e giornalista Lina Ben Mhenni, capofila della rivoluzione che nel 2011 ha messo fine al regime di Ben Ali. Era affetta da tempo da una grave malattia cronica ai reni. Ad annunciare la scomparsa del volto noto delle proteste popolari tunisine sono stati i suoi familiari citati dai media locali ed internazionali.

A tusinian girl

Ben Mhenni era docente di linguistica all’università di Tunisi, ma era ancor prima un’agguerrita militante per i diritti umani. Per anni e nonostante i rischi per la sua incolumità, sul suo blog “A tunisian girl” (“Una ragazza tunisina”) aveva denunciato le derive della dittatura, documentando anche il deteriorarsi delle condizioni di vita della popolazione nelle aree più depresse del Paese.    

La morte di Bouazizi

Dopo la morte del venditore ambulante Mohamed Bouazizi, che si diede fuoco il 17 dicembre 2010, è stata la prima reporter a raggiungere la città di Sidi Bouzid, culla di quella che lei chiamava la “Rivoluzione della dignità”. Lina andava in giro con la sua piccola telecamera per riprendere le prime manifestazioni contro il potere e poi postare i video sui social.

Ha coperto la cronaca dell’intero movimento insurrezionale in lingua francese, inglese e araba, fino alla caduta del regime. Da questo suo lavoro è nato un libro intitolato Tunisian Girl, blogger per una primavera araba.. Considerata la “voce della rivolta tunisina”, a soli 28 anni è stata anche candidata al premio Nobel per la Pace.

Nonostante la malattia non ha lasciato il Paese

Nonostante i gravi problemi di salute Lina, figlia di Sadok Ben Mhenni, militante marxista imprigionato dall’ex presidente Habib Bourghiba, ha portato avanti fino alla fine le sue battaglie in difesa dei diritti fondamentali in Tunisia, sempre in prima linea nelle manifestazioni e nei processi attinenti alla libertà di espressione. 

La donazione d’organi ricevuta dalla madre non aveva prodotto gli effetti sperati e le sue condizioni di salute si sono progressivamente aggravate. Negli ultimi mesi sui social Ben Mhenni ha raccontato il suo “calvario”: deplorava il cattivo stato degli ospedali della capitale, ma nonostante il rapido peggioramento si è rifiutata di lasciare il Paese, in cerca di cure alternative all’estero.

Per lei funerali di Stato

Per lei il presidente della Repubblica tunisino Kais Saied ha decretato i funerali di Stato. Le esequie solenni si svolgeranno oggi al cimitero di Djellaz, il più importante della capitale. È stato grande il cordoglio suscitato dalla notizia della morte dell’attivista, diventata il simbolo della Rivoluzione dei Gelsomini.

«La Tunisia ha perso una voce libera e una personalità eccezionale che ha lasciato un segno durante l’ultimo decennio di dittatura e per tutto il periodo successivo», si legge in un comunicato del sindacato dei giornalisti tunisini che sottolinea la «sua incessante lotta per i diritti dei tunisini alla libertà di espressione, pensiero e accesso all’informazione, nonché alle libertà individuali e collettive».

Vittima della dittatura

Poi ha ricordato le continue molestie e gli attacchi fisici e morali a cui è stata sottoposta sotto la dittatura, una situazione che è continuata anche dopo la rivoluzione con minacce di morte che le hanno reso necessario fornirle una stretta protezione.

«È stata sottoposta a campagne di denigrazione e diffamazione che hanno colpito la sua persona e la sua dignità, a causa delle sue opinioni su un certo modello sociale e del suo sostegno alla parità di genere», si legge ancora nella nota.

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