Impeachment, alla fine Trump va verso l’assoluzione: stop a nuovi testimoni, mercoledì 5 febbraio il voto finale

Il voto è fissato per il giorno dopo il discorso sullo stato dell’Unione che il presidente Trump terrà davanti al Congresso

L’impeachment si avvia verso la fase conclusiva e l’assoluzione di Donald Trump sembra sempre più probabile. Il presidente americano, accusato di aver fatto indebite pressioni sul suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, affinché avviasse un’investigazione giudiziaria nei confronti del rivale politico di Trump, Joe Biden, e suo figlio Hunter, dovrà aspettare fino a mercoledì 5 febbraio per conoscere il verdetto.


Il voto è stato posticipato di qualche giorno per permettere ai tre senatori candidati alla Casa Bianca (Elizabeth Warren, Bernie Sanders e Amy Klobuchar) di riprendere la campagna elettorale in vista delle primarie democratiche nello stato dell’Iowa. Prima, il Senato aveva votato per rifiutare la convocazione di nuovi testimoni.

Il Senato rifiuta i nuovi testimoni

«Una vergogna. Nessun testimone, nessun documento, il Senato si è sottratto alle sue responsabilità. L’assoluzione di Donald Trump così non avrà alcun valore. L’America ricorderà questo sciagurato giorno». Così il leader della minoranza democratica in Senato americano, Chuck Schumer, ha commentato la decisione di rifiutare nuovi testimoni nel corso del processo per impeachment.

Una decisione che dovrebbe rendere più facile l’assoluzione del presidente americano da parte del Senato a maggioranza repubblicano. Non sarà convocato quindi l’ex consigliere per la sicurezza John Bolton il cui libro aveva fatto tremare la Casa Bianca negli ultimi giorni.

Secondo quanto riportato dal New York Times, nel suo libro Bolton sostiene che Trump gli avesse chiesto esplicitamente di trattenere i circa $391 milioni in aiuti militari all’Ucraina finché il Governo ucraino non avviasse un’investigazione giudiziaria nei confronti dei Biden. Le pressioni su Kiev sarebbero cominciate oltre due mesi prima.

Ma ai democratici sono mancati due voti: solo Mitt Romney e Susan Collins si hanno votato a favore dell’istanza dei democratici, che così sono arrivati a contare 49 voti sui 51 necessari. Decisivi i voti del senatore repubblicano Lamar Alexander – per cui «Non c’è necessità di ulteriori evidenze per provare qualcosa che è già stato provato ma che non arriva al livello di un’illecito da impeachment» – e della senatrice repubblicana dell’Alaska Lisa Murkowski.

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