C’è un’altra vittima del Coronavirus: l’Unione europea che non sa proteggersi rischia di morire

di OPEN

Fra la posizione di italiani e spagnoli e quella della Germania si è scelto di non scegliere. Ne esce l’immagine di un’Europa divisa anche di fronte alle tragedie che la colpiscono direttamente

Il rinvio con il quale si è concluso il vertice dei leader europei di ieri è, da un certo punto di vista, la decisione peggiore. Fra la posizione di italiani e spagnoli, appoggiati dal presidente francese Macron, di utilizzare strumenti finanziari inediti ed eccezionali per affrontare la crisi, e quella della Germania propensa a sfruttare soltanto i 410 miliardi di euro del Mes, si è scelto di non scegliere. 

È un esito che offre l’immagine di un’Europa divisa anche di fronte alle tragedie che la colpiscono direttamente, come già è accaduto per l’immigrazione, e non solo per quelle che colpiscono gli altri, vedi il caso della Siria. E che ha lasciato strascichi e polemiche difficili da digerire. Come quella aperta dagli olandesi, secondo i quali se gli spagnoli non hanno pensato per tempo ad accantonare un loro fondo per le emergenze, come il previdente governo dei Paesi Bassi, è un problema loro. Posizione che ha suscitato la reazione irritata del primo ministro portoghese che ha parlato senza mezzi termini di posizione “repellente” e “insensibile”.

Sembra che molti leader del continente non si rendano conto della decisiva sfida politica, oltre che economica, che si delinea con chiarezza se solo si riesce a distogliere per un attimo lo sguardo dalla drammatica battaglia che si sta combattendo nei nostri ospedali e nelle nostre città.

Non si tratta più soltanto di alimentare il fuoco della propaganda euroscettica e sovranista di casa nostra o di lasciare spazio a decisioni che sfruttano l’emergenza per ridurre gli spazi di libertà. I segnali su questo fronte sono chiari, basta guardare all’Ungheria, dove Orban prova ad estendere lo stato di emergenza e a renderlo permanente.

Ma il vero guanto di sfida è quello lanciato da regimi autoritari, la Cina in primo luogo e in misura minore la Russia, che cercano di offrire un’immagine di efficienza, rapidità e coesione sociale nell’affrontare la crisi. Facendo dimenticare, a colpi di risultati e di propaganda, le enormi responsabilità, è il caso di Pechino, nell’aver nascosto, o quantomeno minimizzato, agli occhi della comunità internazionale i primi focolai dell’epidemia. E candidandosi in questo modo al ruolo di veri garanti del bene essenziale dei cittadini: la salute, la vita.

Gli alleati migliori nel far passare questa immagine, nel farla attecchire fra la gente in Asia, in Africa ma anche nel nostro continente, sono le democrazie disorganizzate, inefficienti, chiuse negli egoismi nazionali. È questa Europa che procede incerta. Di rinvio in rinvio.

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