Raffaello e l’enigma della sua morte: c’è il sì alla riesumazione dei resti

Sono passati 500 anni, ma forse è ancora possibile sapere se davvero il pittore del Rinascimento è morto di febbre o vittima di una congiura. L’università La Sapienza ci sta lavorando

La sua opera è sinonimo di perfezione ed equilibrio. Eppure, la morte di Raffaello Sanzio, il pittore simbolo del Rinascimento italiano – oggi, 6 aprile, è il cinquecentesimo anniversario – è avvolta nel mistero. Da tempo, istituzioni cattoliche, artistiche e accademiche hanno deciso di mettersi insieme per indagare sulla sua morte. Ora c’è anche il primo atto ufficiale. L’autorizzazione a riesumare i resti (ospitati dal Pantheon per espressa volontà dell’artista) come richiesto dal Dipartimento di medicina legale dell’università La Sapienza di Roma, guidato dal professor Vittorio Fineschi.

La strana febbre

Wikipedia | Raffaello, autoritratto con un amico

Il mistero della morte di Raffaello Sanzio è stato a lungo indagato dagli storici. Giorgio Vasari, artista di poco successivo a Raffaello, racconta che la morte del pittore, scomparso a 37 anni il 6 aprile del 1520, avvenne dopo due settimane di febbre. Vasari ipotizza la causa scatenante: la malattia degli “eccessi amorosi”, quindi la sifilide, mal curata con i salassi. E per secoli questa è stata la tesi più accreditata: il bel Raffaello, del quale pare fosse noto il successo con le donne, ucciso da una malattia che nella sua epoca era particolarmente comune. E fatale.

Altri elementi di quel che avvenne in quei giorni sembrano, però, condurre a ipotesi diverse: secondo alcuni coevi, Raffaello non ricevette né visite né aiuti significativi da papa Leone X, che pure gli aveva affidato incarichi importantissimi, trasformandolo nel pittore più influente alla corte pontificia. Secondo altri, in quei giorni si ammalò anche Michelangelo, che però alla morte di Raffaello si trovava a Firenze. Insomma, vari indizi puntano non ad una malattia ma ad una congiura di palazzo: il giovane e bel Raffaello era infatti diventato particolarmente potente e, come sempre capita, si era fatto parecchi nemici altrettanto e più potenti.

I dubbi hanno attraversato i secoli, tanto che i resti dell’artista sono stati già riesumati – inutilmente- nel 1800 e prima ancora nel 1700. Ora, però, le nuove tecnologie potrebbero aiutare a ricostruire la vera storia di quei giorni. 

Avvelenamento

Wikipedia | Raffaello, La scuola di Atene

E’ la tesi dell’avvelenamento, soprattutto, che gli scienziati guidati dal professor Fineschi vogliono indagare ora. E non solo perché il pittore nato nelle Marche era molto invidiato alla corte del Papa, aveva accumulato grandi ricchezze ed era protagonista di sfide con altri artisti. L’arsenico è un veleno molto potente e molto persistente ed era il più usato all’epoca dell’architetto e pittore. Non solo: le testimonianze della prima riesumazione, quella del 1700, raccontano che il corpo dell’artista fu trovato in ottimo stato: l’arsenico è anche un incredibile conservante. Tutto dipenderà da cosa è rimasto nel sarcofago del sommo artista, ovviamente, ma al dipartimento di Medicina legale della Sapienza sono convinti che se è stato usato il veleno sia possibile trovarne qualche traccia. 

“Enigma Raffaello”

Wikipedia | Raffaello, Sposalizio della vergine

Il progetto di ricerca che si occuperà di riesumare il corpo si chiama Enigma Raffaello. Mette insieme l’Accademia dei Virtuosi, l’Accademia di Belle Arti di Roma, i Musei Vaticani e la Sapienza. Tra gli obiettivi della ricerca, oltre a confermare preliminarmente che il corpo sia effettivamente di Raffaello e verificarne le cause della morte, c’è quello di ricostruire la fisionomia e il volto. All’epoca della riesumazione dell’800, e i medici dell’epoca hanno testimoniato di aver trovato all’interno del sarcofago il cranio, in buono stato, una parte dello scheletro e anche alcuni oggetti che appartenevano all’artista, compresi colori e pennelli. Ognuno di questi elementi, se sono davvero ancora lì, può essere utile a capire qualcosa in più.

Copertina: Autoritratto di Raffaello Sanzio, Wikipedia

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