La telefonata di una madre dai barconi naufragati a Pasqua: «Qualcuno ci aiuti: sono incinta e mia figlia non sta bene»

La nave Sar Aita Mari si sta dirigendo verso uno dei barconi alla deriva, ma le speranza di trovare superstiti sono ridotte a distanza di oltre un giorno dal naufragio

Sono voci disperate quelle arrivate alla piattaforma Alarm Phone dai naufraghi dei quattro barconi alla deriva da ieri, 12 aprile, tra Malta e la Libia. A distanza di oltre un giorno le informazioni sul naufragio sono ancora poche, ignoto il numero delle vittime e soprattutto se si sia salvato qualcuno delle quasi 200 persone a bordo dei gommoni.

La nave Sar Aita Mari si sta dirigendo verso uno dei barconi alla deriva segnalato da Alarm Phone. A bordo ci sono 47 persone in difficoltà. L’imbarcazione, però – spiega il servizio telefonico in un tweet – non ha «attrezzature né risorse mediche sufficienti per fornire cure, hanno bisogno di supporto».

L’audio

«Aiutateci, per favore, stiamo affondando – dice una donna -. Sono incinta e non sto bene. Mia figlia di 7 anni è molto malata. Non abbiamo cibo né acqua, non abbiamo nulla. Hanno detto che sarebbero venuti ma non è arrivato nessuno. Le persone stanno morendo». «Stiamo seguendo le vostre indicazioni ma non vediamo nessuna barca in soccorso – dice un altro migrante su un barcone con altre 46 persone -. Siamo in condizioni critiche, non possiamo aspettare ancora, aiutateci per favore».

«Lunedì di Pasqua. Una madre ci dice che sua figlia di 7 anni ha bisogno di aiuto e che 5 persone hanno perso i sensi sulla barca in pericolo. Quale leader Ue ha il coraggio di chiamare questa madre e spiegarle che devono morire perché non vale la pena soccorrerli?», scrive Alarm Phone.

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