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Brexit, torna la tensione Ue-Regno Unito. Barnier: «Nessun progresso serio, loro approccio è inquietante»

I negoziati tra Unione europea e Regno Unito non stanno portando a progressi concreti. Uno degli snodi più problematici è quello del level playing field, cioè la parità di condizioni nella competizione di mercato

Ancora tensioni sul fronte Brexit. Il secondo round dei negoziati tra l’Unione europea e il Regno Unito di questa settimana, iniziato il 20 aprile, non sembra promettere niente di buono. Almeno è quanto traspare dalle parole di Michel Barnier, a capo delle trattative lato Ue, impegnato in questi giorni a stipulare gli accordi che serviranno a gestire le relazioni future con Londra. Il Regno Unito, dopo una lunga trafila di rimandi, ha lasciato l’Ue lo scorso 31 gennaio.

Barnier ha parlato alla stampa in queste ore, sottolineando come il Regno Unito non si sia voluto «impegnare in modo sostanziale su punti importanti e precisi che sono previsti dalla dichiarazione politica». Un approccio che non è piaciuto al capo dei negoziati («lo deploro e mi inquieta», ha detto senza giri di parole), soprattutto dopo la scelta fatta in questi giorni dal Regno Unito di «non estendere il periodo di transizione». Il governo britannico avrebbe avvertito «solo ora» della sua intenzione di mantenere i tempi corti: eppure, la presa di posizione non starebbe spingendo la parte a «lavorare in modo serio per fare progressi in modo concreto».

«Non possiamo accettare di fare progressi selettivi – ha commentato ancora il capo dei negoziati – dobbiamo fare progressi su tutti i punti previsti dalla dichiarazione politica». La discussione parrebbe essersi impantanata proprio sul cosiddetto level playing field, e cioè le regole commerciali che dovranno intercorrere tra Regno Unito e i Paesi europei (e che dovrebbero impedire a una delle parti di avere dei vantaggi competitivi sull’altra). Insomma, un pacchetto di regole e condizioni per una concorrenza leale che, per quanto riguarda la parte europea, dovrebbero insistere particolarmente sul nodo della trasmissione dei dati, dei diritti dei lavoratori, della tutela dell’ambiente, del sistema delle tasse e del ruolo dello Stato.

L’Ue comunque, almeno in fatto di numeri, sa di giocare una partita avendo il coltello dalla parte del manico. Una situazione che non piace alla controparte: «I britannici parlano di una trattativa tra “sovrani” su un piano di parità», ha insistito Barnier. «Tuttavia la realtà è che da una parte c’è un’area di 67 milioni di consumatori e dall’altra parte un mercato di 450 milioni». La soluzione? Per l’Ue dipenderà tutto dalla prossima mossa di Londra: «Le serie difficoltà che ci sono ancora possono essere superate solo se c’è la volontà politica di Londra. Occorre un atto di realismo».

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