A Genova il nuovo ponte finito a tempo di record. Ma sui responsabili del crollo e la concessione ad Autostrade è ancora buio pesto

La costruzione del nuovo ponte di Genova è alle ultime fasi. Ma le indagini non hanno ancora portato a risposte definitive, né è chiaro quale sarà il destino di Atlantia in Autostrade per l’Italia

Renzo Piano ha detto che sarà acciaio forgiato dal vento. Il nuovo ponte di Genova sta prendendo forma a cavallo del Polcevera e, se tutto andrà come previsto, «durerà mille anni». Ma mentre anche l’ultima campata inizia la sua salita in quota e l’ultima lastra viene aggiunta alla costruzione, sono ancora molti gli interrogativi che circondano la tragedia del 14 agosto 2018. A partire dall’inchiesta sui responsabili del crollo del Ponte Morandi, che costò la vita a 43 persone, fino ad arrivare alla revoca delle concessioni di Autostrade per l’Italia (Aspi) alla famiglia Benetton. La strada verso la giustizia sembra essere ancora molto lunga.


L’inchiesta

Il rallentamento dei Tribunali a causa del lockdown da Coronavirus ha permesso quantomeno all’inchiesta sul crollo, portata avanti dalla Procura di Genova, di stringere i tempi. Le indagini sono comunque ancora concentrate sull’incidente probatorio, e cioè sul recupero eccezionale di prove: una fase dell’inchiesta che non dovrebbe chiudersi prima di settembre 2020, e che forse si protrarrà fino alla fine dell’anno. I documenti da controllare sono migliaia e gli indagati sono in tutto 74.

Per quanto riguarda le carte, si tratta di intercettazioni, chat, email, messaggi privati che i dirigenti e i manager si sono scambiati nel periodo precedente e successivo al crollo. Tutti documenti che hanno portato allo scoperto irregolarità e falsi inerenti a diverse opere e viadotti gestiti da Aspi. Come avevano raccontato lo scorso settembre il procuratore di Genova Francesco Cozzi e la giudice Angela Maria Nutini, in diverse intercettazioni si parla di vantaggi commerciali dietro gli inquinamenti probatori finiti nel mirino dei magistrati. «La logica che guida le scelte di Aspi e Spea — aveva detto Nutini — è quella strettamente commerciale, che prevale sulla finalità di garantire la sicurezza, in spregio all’affidamento del pubblico servizio».

ANSA | Ponte Morandi

Nel marzo del 2019 le autorità avevano sequestrato uno dei registri di Atlantia, nel quale era stato trovato il documento stilato dall’Ufficio Rischio di Autostrade (reso pubblico solo a dicembre dello stesso anno): un documento che, nelle varie revisioni, presentava diverse anomalie. Tra queste la più evidente era che, improvvisamente, nel testo non si parlava più di «rischio crollo» ma di «rischio perdita stabilità». Una differenza importante, visto che il «rischio crollo» prevede la chiusura immediata della struttura. Da lì in poi, la Guardia di Finanza ha condotto una serie di blitz e perquisizioni che potrebbero riprendere al termine dell’emergenza sanitaria.

Per quanto riguarda i coinvolti, il Secolo XIX ricorda che, dei 74 totali, sono 68 le persone indagate per reati colposi come il disastro, l’omicidio colposo plurimo e l’attentato alla sicurezza dei trasporti. Altre 3 persone sono indagate anche di falso, e cioè di aver truccato le ispezioni del ponte, e ulteriori 3 persone solo per favoreggiamento – e cioè per aver tentato di depistare i rilievi successivi.

A che punto è la revoca delle concessioni

«Il ponte Morandi è crollato e quel che è certo è che chi doveva occuparsi della manutenzione erano i Benetton», va ripetendo Luigi Di Maio fin dai primi giorni dopo la tragedia. Il ruolo della famiglia Benetton, proprietaria della holding Atlantia, nel crollo del Ponte Morandi è stato fin dall’inizio nel mirino del Movimento 5 Stelle, che si è fatto strada nei consensi elettorali promettendo la revoca senza condizioni delle concessioni su Autostrade.

Lo scorso 2 gennaio, all’indomani dell’ingresso in Gazzetta Ufficiale del Milleproproghe e prima che l’emergenza Coronavirus entrasse a gamba tesa nella vita politica (e non) dell’Italia, il ministro aveva firmato un articolo sul Blog delle Stelle in cui ribadiva il concetto. «È veramente assurdo – scriveva – che sia crollato un ponte e ora ogni cosa che dici sulle concessioni autostradali è diventato un attentato al titolo in Borsa di Atlantia».

ANSA, SIMONE ARVEDA | Luigi Di Maio ai funerali di stato per le vittime del crollo, 18 agosto 2018

A oggi, la holding dei Benetton possiede l’88,06% di Autostrade per l’Italia. Nei primi giorni di aprile era iniziata a circolare la notizia di un presunto accordo tra il governo e Atlantia per la gestione di Autostrade, che non prevedeva né la cancellazione della concessione né tanto meno penali a carico dell’azienda. L’intesa, ricostruita da La Stampa, sembrava concentrarsi solo su un ridimensionamento della quota aziendale, attraverso un maggiore coinvolgimento del colosso tedesco Allianz – già azionista al 6,94% – , che sarebbe diventato maggiore azionista con il 51% delle acquisizioni.

La notizia era però stata subito smentita sia da Palazzo Chigi, sia da Paola De Micheli, ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, sia dal pentastellato Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo Economico. Tutte le voci ministeriali erano d’accordo nel definire la ricostruzione «priva di fondamento». La questione, dunque, sembra essere tutto tranne che sciolta.

Leggi anche: