«Scrivi che l’intervento non è strutturale», gli inquinamenti probatori dei manager di Autostrade nel mirino dei magistrati

Altre intercettazioni complicano il ruolo di Autostrade nelle inchieste sulla salute dei 9 viadotti gestiti dalla società

La grande inchiesta sul crollo del Ponte Morandi ha svelato una lunga trama di «inquinamenti probatori» dei dirigenti di Autostrade Per l’Italia. La procura di Genova, attraverso numerosi dossier di intercettazioni, ha scoperto irregolarità e falsi inerenti nove viadotti gestiti da Aspi.

Oltre al Pecetti in Liguria e al Paolillo in Puglia, gli inquirenti indagano sul Sarno sulla A30, in Campania, sul Moro e sul Giustina in Abruzzo, entrambi sulla A14, e altri quattro in provincia di Genova: il Sei Luci sulla A7, il Gargassa sulla A26, il Bisagno e il Veilino sulla A12.

Come riportato da Il Corriere della Sera, il procuratore di Genova Francesco Cozzi e la giudice Angela Maria Nutini hanno parlato di vantaggi commerciali dietro gli inquinamenti probatori finiti nel mirino dei magistrati. «La logica che guida le scelte di Aspi e Spea — ha detto Nutini — è quella strettamente commerciale, che prevale sulla finalità di garantire la sicurezza, in spregio all’affidamento del pubblico servizio».

Ad esempio, per quanto riguarda il viadotto Giustina di Genova, l’ex direttore delle manutenzioni e investimenti di Autostrade Michele Donferri Mitelli, indagato per il disastro del ponte Morandi, è stato registrato da qualcuno e le sue parole sono finite dritte nel materiale sequestrato dopo il crollo.

Parlando di un intervento strutturale necessario (che prevede dei costi aggiuntivi), Donferri diceva:

«Devo spendere il meno possibile. Sono entrati i tedeschi, sono entrati i cinesi, devo ridurre al massimo i costi… lo capisci o non lo capisci? Adesso te inventi quello che c***o te pare e lo metto per obbligo a te e a chi altro mi si para davanti… che c***o te ne frega di dire che quello è un intervento strutturale?».

Le altre registrazioni

Anche sui costi aggiuntivi per la manutenzione dei ponti esistono delle registrazioni di conversazioni tra manager. Nelle intercettazioni, i dirigenti chiedono di rivedere i voti degli ispettori finalizzati all’approvazione dei costi aggiuntivi:

«Che sono tutti questi 50? Me li dovete toglie’ tutti, adesso li riscrivete e fate Pescara a 40».

A essere indagato per favoreggiamento è anche Fabio Freddi, uno degli avvocati difensori che assiste Spea, società controllata da Autostrade incaricata di monitorare i viadotti autostradali.

Ai suoi assistiti, infatti, l’avvocato avrebbe consigliato di acquistare dei disturbatori (dei jammer) per intralciare le registrazioni delle chiamate. Gli inquirenti hanno sequestrato quattro fatture per un valore di circa 70mila euro, emesse dalla ditta di Cesano Maderno, la Muteki, specializzata in materiale per la sicurezza.

Ancora, l’allora numero quattro di Autostrade Paolo Berti, condannato ad Avellino per i 40 morti del viadotto Acqualonga (quando un pullman precipitò causando 38 morti), è stato registrato mentre si rammarica di aver omesso alcune verità e «avrebbe potuto mettere nei guai altre persone». La procura di Genova ha trasmesso questi ultimi atti a quella di Avellino.

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