Pakistan, gli annunci discriminatori per il lavoro di addetto alle fogne: «Cerchiamo cristiani» – Le immagini degli «intoccabili»

Gli addetti alle fogne si immergono con tutto il corpo, senza protezioni. L’80% nel Paese è di religione cristiana. Le assunzioni avvengono sulla base del credo religioso o dell’appartenenza a una casta inferiore. Lo Stato incoraggia la discriminazione

Una recente ondata di morti nella comunità cristiana del Pakistan che svolge il lavoro di pulizia delle fogne ha fatto riemergere un tema che affligge il Paese: la discriminazione per credo religioso. Se un tempo nel subcontinente indiano le differenze in opportunità e diritti si basavano sull’appartenenza alle caste, oggi in Pakistan a questa condizione di disagio sembrano relegate le persone convertitesi al cristianesimo.


E alla base della piramide delle caste induiste, applicate in Pakistan solo per la minoritaria popolazione Hindu, c’è quella dei lavorati delle fogne. I più intoccabili tra gli “intoccabili”. La discriminazione, dall’indipendenza del Paese nel 1947, non si perpetua seguendo i dettami dell’induismo, ma dell’islam.

Lo stesso Stato incoraggia questo tipo di discriminazioni sociali: lo scorso luglio, l’esercito ha pubblicato degli annunci per addetti alle fogne rivolti esclusivamente «alla popolazione cristiana». Un lavoro che nel Paese è svolto ancora a mani nude e senza protezioni e non con gli autospurgo e le tecnologie del mondo occidentale.

I numeri sono impietosi: considerando che la popolazione cristiana del Pakistan corrisponde soltanto all’1,6% degli abitanti totali, circa 200 milioni, l’80% degli addetti alle fogne del Paese è di religione cristiana. Lo scrive il New York Times, raccontando la storia di Jamshed Eric e di altri lavoratori di questo settore.

«È un lavoro duro – racconta Eric -, nei canali di scolo sono circondato da colonie di scarafaggi». Eric si immerge senza maschera e non può proteggersi dai gas tossici che si liberano nelle fogne. E, purtroppo, lavora senza guanti: «Quando la sera torno a casa e avvicino le mani alla bocca per mangiare, sento la puzza di liquame». Un odore che non se ne va mai.

Eric, 40 anni, è stato assunto per pulire le fogne della città portuale di Karachi. A mani nude, per sei dollari al giorno, rimuove escrementi, rifiuti ospedalieri pericolosi e plastiche di ogni tipo che intasano gli scarichi fatiscenti della città.

Quando il Comune di Karachi ha provato a reclutare anche persone musulmane per la pulizia della città, i lavoratori islamici si sono rifiutati di scendere nelle fogne. Spazzavano solamente le strade, lasciando a Eric e agli altri cristiani il compito più difficile. Compito che gli è costato l’appellativo di “choora”, tradotto come sporco.

Eric dice al quotidiano americano di essere convinto che morirà presto sul posto di lavoro. Per i fumi tossici e il contatto con i rifiuti umani, quasi tutti gli addetti alle fogne in Pakistan tendono a sviluppare problemi alle pelle e patologie respiratorie.

«L’unico pensiero, se morissi, sarebbe per la mia famiglia. Ma so che Gesù Cristo si prenderà cura di loro – conclude Eric -. Non mi interessa della mia salute, voglio solo offrire una vita dignitosa alla mia famiglia e permettere a mio figlio di studiare in una buona scuola».

Per Eric, lo studio nelle scuole dei quartieri migliori sembra essere l’unico modo per emanciparsi dalla discriminazione che si protrae da tempo sui cristiani. Ma se la politica non farà in modo che la società pakistana possa evolversi, lo sforzo di Eric per suo figlio potrebbe rivelarsi insufficiente.

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